Cultura e Spettacoli

Django, Lincoln e Miserabili interminabili pizze da Oscar

Le pellicole del momento hanno durate che superano ogni resistenza umana. Il motivo? Pare utile per vincere una statuetta. Il record va a "Cloud Atlas": 172 minuti

Django, Lincoln e Miserabili interminabili pizze da Oscar

«La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana». Una sacrosanta verità sancita, qualche anno fa, non da uno spettatore incontinente ma da un regista che ha fatto la storia del cinema come Alfred Hitchcock. Uno, insomma, che ha dimostrato, nella sua carriera, che per fare un grande film non serva necessariamente inchiodare in sala un povero diavolo per quasi tre ore della sua vita. Parole, purtroppo, cadute nel vuoto perché, come sa bene chiunque vada al cinema di questi tempi, vedere un film è diventato un caso da Protezione Civile, con i volontari che vengono a soccorrere con beni di conforto i poveri paganti bloccati sulla poltrona per ore. E non pensiate che sia stata solo una tendenza degli ultimi mesi perché, ben che vi vada, nelle prossime settimane, se vorrete vedere un bel film (o presunto tale) dovrete «sacrificare», in sala, tra trailers, pubblicità e proiezione, parecchi giri del vostro orologio.

L'antipasto ci è stato servito, in dicembre, con Lo Hobbit e i suoi 169 minuti; per non parlare, in precedenza, dei 143 di 007 Skyfall e The Avengers, dei 165 minuti del Cavaliere Oscuro - il ritorno o dei 137 minuti del pomposo The Master. Casi isolati? Niente affatto perché le portate, tra gennaio e febbraio, saranno altrettanto sostanziose. Django Unchained, il bellissimo film di Tarantino ispirato agli spaghetti western, ha una lunghezza di 165 minuti (li vale tutti, per carità). Les Miserables, con Hugh Jackman nei panni di Jean Valjean, è più corto essendo lungo «solo» 157 minuti. Bazzecole in confronto a Cloud Atlas, il monumentale e complicato progetto firmato a sei mani da Tom Tykwer e dai fratelli Wachowski che di minuti ne assembla ben 172 (giustificati dal fatto che racconta sei storie in contemporanea). E se volete vedere la caccia a Osama bin Laden documentata da Kathryn Bigelow nel suo Zero Dark Thirty, dovrete sorbirvi qualcosa come 157 minuti di pellicola, molti dei quali usati per introdurre personaggi dei quali dimenticherete nome e fisionomia dopo pochi istanti. E cara grazia che il favorito alle prossime statuette, il Lincoln di Steven Spielberg, si è limitato a 150 minuti, quasi una «breve» in cronaca verrebbe da dire. E tralasciamo il fatto che certi film siano talmente lunghi da essere divisi in due parti (anche per far più cassa) come capitato, di recente, con Twilight: Breaking Dawn e Harry Potter e i Doni della Morte, capitoli conclusivi delle loro rispettive saghe.

Ora, tradotto in termini pratici, visto che siamo sempre lì a fare i conti in tasca alla settima arte, per una pellicola con questo minutaggio significa automaticamente partire ad handicap col botteghino perché a film lunghi corrispondono, inevitabilmente, minori proiezioni programmabili. E non solo. Una volta, bene o male, con i film che duravano i canonici novanta minuti, sapevi che i film iniziavano quasi sempre alla stessa ora. Primo spettacolo alle 15 e poi, di solito, 17.30, 20 e chiusura alle 22.30. Ora, invece, per incastrare le varie proiezioni, gli esercenti delle sale devono cimentarsi in alchemiche programmazioni per consentire allo spettatore di non rientrare a casa dopo la una di notte. E poi, diciamocelo, a parte i cinefili incalliti, ma chi ha tempo e voglia di sorbirsi tre ore di film in sala? Anche perché, a ben vedere, molti di quei minuti potrebbero tranquillamente essere sfrondati senza intaccare il senso della pellicola. E allora, perché produttori e registi si avventurano in queste ciclopiche performance?

La risposta corretta al quesito l'ha data, con ogni probabilità, Peter Travers, il famoso critico cinematografico americano. Travers si è messo ad analizzare i film che hanno collezionato il maggior numero di Oscar. Ebbene, tolti Il Discorso del Re e The Artist, l'elenco comprende maratone come Il Gladiatore, Via col vento, Lawrence D'Arabia, Il Signore degli Anelli, Titanic, Ben-Hur, giusto per citarne alcuni. Come a dire che se vuoi avere qualche speranza di vincere la statuetta più preziosa devi, come minimo, inchiodare gli spettatori in sala ben oltre la soglia, già al limite del tollerabile, delle due ore. In pieno boom di Twitter e fast food, un bel paradosso.

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