Le donne-lampada di una festa poco Diletta

Le donne-lampada di una festa poco Diletta

Sua nonna Elena l'aveva avvisata: «La bellezza è un peso che con il tempo ti può fare inciampare se non la sai portare». E lei è inciampata. E dire che alla luce aveva provveduto... Il «topicco» sulla via del buongusto, Diletta Leotta lo ha preso alla festa per il suo trentesimo compleanno organizzata l'altro ieri a Catania. Perché forse ormai, esattamente come i suoi fan, Diletta pensa di poter fare ciò che vuole in nome di quell'aspetto fisico capace di fermare i treni. Ed è così, che la telegiornalista sportiva ha disseminato il suo party di un'illuminazione ad effetto: le donne piantana. Performer trasformate in lampade da terra.

Abiti bianchi sottili, con perline e pailettes e cappelloni costellati di lampadine. Sono tutte in fila a bordo piscina in uno scatto in cui la showgirl, in primo piano, sorride divertita. Ma la scena si addiceva, evidentemente, più allo sconcerto che al divertimento. Perché la cosa ha fatto imbufalire la parte femminista della Rete. Anche la parte non femminista, a dire il vero, visto che continuano a fioccare commenti da ogni dove. Ma le femministe sono le più indignate. «Le donne lampadario a un compleanno di una donna nel 2021 per me sono degradanti»; «Le ragazze usate in stile soprammobile sono un qualcosa di riprovevole»; c'è anche chi pensa al momento storico non esattamente opportuno visto che i talebani si sono appena rimpossessati di Kabul e stanno per rimettere il burqa a migliaia di donne.

La Leotta è inciampata. Non c'è dubbio. Ma forse bisognerebbe contestualizzare la cosa nell'universo Leotta, appunto. Che non è esattamente una che si guadagna da vivere orientando le coscienze dei popoli. Che non è esattamente un faro per gli intellettuali, ma una che, alla festa dei suoi trent'anni, come fari sceglie delle performer vestite da lampade. Avrebbe potuto evitarselo, ma sarebbe anche potuta scivolare su gaffe persino peggiori. Durante il suo monologo al Festival di Sanremo, a febbraio 2020, oltre a raccontare da cosa la metteva in guardia la nonna, lo ammetteva: «La bellezza non è un merito, capita».

Ecco, a lei è capitata. Adesso non le si può chiedere anche tutto il resto. Oltretutto la Rete dà, la Rete toglie. Se tante delle circostanze della nostra vita non fossero così puntualmente, irrimediabilmente testimoniate e rese pubbliche, il rischio di polemiche subirebbe una picchiata verticale. Un tempo ai compleanni c'erano qualche Polaroid degli amici più intraprendenti e gli amorevoli scatti del parente più abile con la Nikon, e tutto restava lì, nella nicchia (più o meno ampia) dei diretti interessati. Ora gli interessati sono tutti, in tempo reale. E ciò che succede a Catania, non resta a Catania. La musica che vomita, le conversazioni vuote, la torta fiacca, le cadute di stile e le donne lampada. Tutto in Rete, per essere di più, per i like, per solleticare le invidie e stare tutti alla festa. Ma la festa, in Rete, diventa l'unica cosa che non conta più. La Rete dà. La Rete toglie.

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