Maria Lucia TangorraA fil di spada si duella con se stessi, con l'altro, con la vita e la Storia. Questo è I duellanti di Joseph Conrad, diretto da Alessio Boni e Roberto Aldorasi. L'ottima drammaturgia curata da Francesco Niccolini con i registi e il co-protagonista Marcello Prayer si unisce a un disegno registico e interpretativo accuratamente pensati. La scena si apre con un paziente sotto i ferri del medico dell'esercito, che rievoca i famosi duellanti. Erano due ussari, D'Hubert (Boni) e Féraud (Prayer dà volto anche al dottore), ritrovatisi a lanciarsi il guanto di sfida (forse) per futili motivi. Con una narrazione che mischia i piani temporali, assistiamo al loro primo scontro con la sciabola, enfatizzato dal rallenti e da un fine gioco di luci.
Ma questo è solo l'inizio; tutto questo per cosa? Cosa c'è dietro il codice d'onore? La regia dal taglio cinematografico (coni di luce, ombre, richiamo al fermo immagine e dissolvenze) sfrutta al massimo la scena dando continue stoccate a queste anime in costante sfida, suggerendoci un finale aperto e trepidante. È più unico che raro trovare una preparazione tecnica di questo livello. Completano il cast Francesco Meoni in più ruoli e la violoncellista Federica Vecchio. In tournée fino ad aprile.Ecco Boni e Prayer in pista: i «duellanti» all'ultimo sangue
In scena un'originale rilettura dell'opera di Joseph Conrad
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