Hernández e Chiara, poetare (e tradurre) è questione di cuore

Gioco letterario dei destini incrociati: Piero Chiara, perseguitato dal fascismo, aiuto cancelliere, traduttore dallo spagnolo e dal francese, scrittore e giornalista; Miguel Hernández, autodidatta per la letteratura spagnola e straniera, antifranchista, impiegato in un studio notarile, traduttore dal tedesco e dal francese, giornalista e scrittore

Hernández e Chiara, poetare (e tradurre) è questione di cuore

Cosa c'entra un sornione narratore lombardo, di lago e di caffè, con un combattente poeta spagnolo, di greggi e di elegie?

Già. Cosa c'entrano Piero Chiara (1913-86), madre commerciante e padre doganiere, autodidatta per la letteratura italiana e straniera, perseguitato dal fascismo, aiuto cancelliere, traduttore dallo spagnolo e dal francese, scrittore e giornalista; e Miguel Hernández (1910-42), padre allevatore e madre casalinga, autodidatta per la letteratura spagnola e straniera, antifranchista, impiegato in un studio notarile, traduttore dal tedesco e dal francese, giornalista e scrittore?

Appunto. E così, per strani incroci di pagine e di destini, alla fine degli anni '50 Leonardo Sciascia, che sapeva della passione di Piero Chiara per la poesia spagnola e conosceva la sua versione dei Sonetti funebri di Gongora uscita da Scheiwiller, gli propose di tradurre una piccola antologia di un poeta spagnolo morto nel '42, per broncopolmonite, nemmeno quarantenne, nelle carceri di Franco: un uomo malinconico, innamorato della sua terra e della sua famiglia, dai versi sofferti e voluttuosi, «il migliore fra i minori» della sua generazione. E Chiara - che prima di narratore fu poeta, e che sapeva bene che «La poesia non è una questione di consonanti: è questione di cuore» - disse sì. Si lesse e studiò la poesia di Miguel Hernández, tradusse tre sonetti e nove elegie e ci aggiunse una presentazione alla sua maniera. Nel '61 era tutto pronto. Poi insorsero problemi legati ai diritti d'autore, si scoprì che Dario Puccini, grande ispanista, stava per pubblicare tutta l'opera poetica di Hernández per Feltrinelli (che uscì nel '62) e così il progetto editoriale si insabbiò e il lavoro di Chiara finì in un cassetto.

Dove è rimasto per sessant'anni. Fino a oggi. Lo tirò fuori lo scorso anno Federico Roncoroni, nume tutelare dell'archivio e dell'eredità letteraria di Chiara, preparando anche una bellissima prefazione («Dalla Spagna a Hernández e da Hernández alla Spagna», l'ultima cosa scritta da Roncoroni, morto nel gennaio scorso) e affidando poi il tutto alla cura della somma «chiarologa» Francesca Boldrini. Ed eccolo qui, finalmente, il libro che rischiavamo di perdere: La poesia è questione di cuore. «Poesie di Miguel Hernández tradotte e presentate da Piero Chiara» (a cura di Francesca Boldrini, prefazione di Federico Roncoroni, pagg. 108, euro 15), pubblicato da una casa editrice, la Nem di Varese, guidata da un vero poeta, Dino Azzalin, e da un grande stampatore, Glauco Daverio.

E per continuare il gioco letterario dei destini incrociati, è recente la notizia che la famiglia di Hernández abbia chiesto la revisione del processo che condannò il poeta, sotto la dittatura franchista, come traditore della patria.

Per il resto, cosa meglio che far tradurre un poeta da un poeta, da cuore a cuore? «Non perdono alla morte innamorata/ non perdono alla vita disattenta/ non perdono alla terra che ti annienta».

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