Maniac: l'impero della mente con Jonah Hill e Emma Stone

Maniac, serie tv di Netflix diretta da Cary Fukunaga, ci porta dentro la mente per ricordarci che se affrontati da soli i problemi sono più grandi

Maniac: l'impero della mente con Jonah Hill e Emma Stone

Erano pochi i dubbi su Maniac e dopo la visione della serie possiamo dire che le grandi aspettative sull’ultimo progetto di Cary Fukunaga e Netflix sono state ampiamente rispettate.

Maniac fin da subito si è presentata bene a livello di cast, regia, produzione e trama. Procediamo con ordine. Gli interpreti di Maniac sono Jonah Hill ed Emma Stone che si ritrovano dopo il film Suxbad del 2007. Entrambi sono cresciuti enormemente in questi anni e hanno lavorato con i migliori registi. Emma Stone ha vinto un Oscar e Jonah Hill ha ricevuto una nomination. In Maniac i due sono diretti dal regista del momento, Cary Fukunaga, già alla regia della prima ed iconica stagione di True Detective, poi produttore di The Alienist e fresco di nomina come regista del prossimo film di James Bond.

Maniac è distribuita da Netflix e vede tra i suoi produttori esecutivi proprio la Stone, Hill e lo stesso Fukunaga. È una miniserie di soli dieci episodi, senza un seguito, del quale tuttavia, una volta finito di vedere il decimo episodio, non è che se ne senta la necessità.

Maniac è ambientata in un epoca contemporanea alla nostra ma differente. Ci sono diversi aspetti che rendono il mondo presentato nella serie un posto distopico, che si avvicina a quello visto nel film The Lobster. La tecnologia in alcuni frangenti è avanti rispetto alla nostra, come dimostrato dal super computer senziente, ma sotto altri è indietro come per i monitor dei pc tipici degli anni ‘80 e l’assenza di smartphone. Altro aspetto inquietante è la mancanza di privacy e l'eccessiva pubblicità. Gli spot sono ovunque e sono anche un metodo di pagamento. Oltre al contante infatti si può pagare ciò che si compra accettando di ascoltare una persona che parla di tutti i servizi che pubblicizza.

Emma Stone veste i panni di Annie, una ragazza depressa che non riesce a superare la morte della sorella. Il dolore la tormenta e trova sollievo solo se assume particolari medicine. Jonah Hill interpreta Owen, membro di una facoltosa famiglia, tenuto in disparte a causa dei suoi problemi di mente: vede un fratello che non ha mai avuto e che lo tratta meglio di quanto quello reale faccia. I due protagonisti si ritrovano ad un test farmacologico il cui scopo è trovare una cura ai disturbi mentali che sia alternativa alla terapia psichiatrica. Un processo che prevede l’assunzione di tre farmaci i quali, grazie anche all’intervento di un super computer senziente simile ad Hal 9000 di 2001 Odissea nello spazio, portano il paziente a superare tre fasi imprescindibili per la guarigione: emersione delle paure, eliminazione dei punti ciechi della mente ed infine confronto con il problema.

Questi tre livelli dovrebbero condurre alla sanità il paziente, grazie ad un viaggio all’interno della sua mente, confrontandosi così con i propri disturbi. Un viaggio che porta il soggetto a degli scontri con i demoni della sua psiche, un po’ come quelli dei protagonisti di Inception con le proiezioni del sognatore durante il sogno, o come la presa di coscienza di Tom Cruise in Vanilla Sky.

Oltre all’aspetto morale Maniac è un piacere anche per gli occhi con splendide scenografie, luci e costumi, si distinguono in particolare i due membri dell’equipe scientifica: il Dott. James K. Mantleray cioè Justin Theroux e la Dott.sa Azumi Fujita interpretata da Sonoya Mizuno.

Il messaggio comunicato da Maniac è chiaro fin da subito e ci accompagna fino alla fine del racconto: la solitudine accresce i “mostri” che ci affliggono, siamo esseri sociali e abbiamo bisogno di contatto umano, di interagire tra di noi per affrontarli. L’avventura di Maniac è un viaggio doloroso ma necessario, con la soluzione al problema che può presentarsi durante il tragitto ma che viene riconosciuta solo alla fine.

Maniac risulta essere una serie tv di grande equilibrio tra l’introspezione e la distopia, con l’aggiunta di una componente umoristica e una grande qualità che rendono la serie una delle migliori del 2018.