“Pazzo per lei”, il binomio amore-malattia mentale s’illumina di leggerezza

Una commedia romantica che, forte di protagonisti credibili, combatte lo stigma del disagio psichico mostrando come complicità e relazioni affettive rischiarino qualsiasi buio

“Pazzo per lei”, il binomio amore-malattia mentale s’illumina di leggerezza

Pazzo per lei, tra le commedie romantiche uscite di recente sulle varie piattaforme, è quella meno banale, anche se l’idea di “amore folle”, inteso come riguardante persone con problemi mentali, non è certo inedita.

Diretto dal regista di Élite Dani de la Orden e disponibile su Netflix, il film pone l’accento sul fatto che non si possa scegliere per chi provare un sentimento, ma solo gestirlo una volta nato in noi, anche a costo di lasciarci condurre sul sentiero più impervio.

L’incipit sembra una versione di coppia di “Una notte da leoni” e vede il cinico e disincantato Adri (Álvaro Cervantes) incontrare in un locale l’esuberante e sfuggente Carla (Susana Abaitua). I due, perfetti sconosciuti, decidono di trascorrere una notte di passione fine a se stessa. Si imbucano ad un matrimonio in un hotel di lusso e, dopo aver gozzovigliato al ricevimento, sfruttano l’alcova destinata agli sposi. Sono ore il cui ricordo non sfuma nei giorni successivi per Adri, lasciandolo innamorato di quella misteriosa, anticonformista e appassionata creatura sparita all’alba. Quando, venendo meno al patto iniziale, riesce a ritrovarla, scopre che si tratta della paziente di una clinica psichiatrica. Non era dunque il fascino di un’anima libera quello di Carla, bensì l’intemperanza di una mente clinicamente alterata. Ad Adri non importa e, complice un medico corrotto, si fa ricoverare nella stessa struttura in cui si trova la sua lei. Peccato che Carla lo rifiuti e lui sia ormai legalmente impossibilitato ad andarsene da lì.

“Pazzo per lei” racconta come ogni sentimento d’amore sia un amplificatore di coscienza. Perfino l’affezione nata come effetto collaterale di una notte sopra le righe, (favorita dall’ebbrezza della libertà, dal divieto di rivedersi e da una forte alchimia sessuale), può diventare strumento di comprensione ed evoluzione personale.

L’iniziale love affaire, infatti, conduce il protagonista a qualcosa di estremamente formativo: l’esplorazione di un microcosmo popolato di persone che, pur affette da patologie psichiatriche, hanno sogni e desideri comuni ai cosiddetti sani. Grazie a personaggi secondari interessanti e ben caratterizzati, vanno in scena depressione, schizofrenia paranoide e sindrome di Tourette e, con loro, l’accettazione e normalizzazione delle dolorose eccentricità che le accompagnano.

Tra aspirazioni compromesse, vergogna e sensazione di inadeguatezza, i pazienti raffigurati nel film hanno addosso carichi pesanti, eppure il racconto non perde mai un grammo di leggerezza. La scelta di sdrammatizzare con humor appiattisce sul nascere ogni possibile approfondimento delle problematiche, ma ha un senso preciso: anziché ricorrere a facili ricatti emotivi, è attraverso una premessa accattivante e una narrazione briosa che lo spettatore viene predisposto a solidarizzare con condizioni non facili. “Pazzo per lei” dà un assaggio di cosa voglia dire prendersi cura di qualcuno che convive quotidianamente con dei mostri interiori e suggerisce che l’unica cosa che conta sia essere sicuri di volergli stare accanto, non importa in quale veste o ruolo, perché l’amore basta all’amore.

Il percorso del protagonista maschile è quello di chi trasforma un’enorme cotta in una leva per migliorare se stesso e guardare la vita con occhi diversi: definirla una mera sbandata non basta a ridimensionarne la portata di trasformazione. Inoltre, cosa importante, in “Pazzo per lei” non c’è posto per diseducativi e viziati meccanismi alla “Io ti salverò”, vere e proprie sindromi che talvolta si riscontrano in chi proclama amore per individui disagiati. Così come l’essere corrisposto è qui un’opzione, mai un’ossessione.

Il tema della malattia mentale è reso in maniera delicatamente divertente ma, essendo affrontato con onestà, mantiene il giusto retrogusto toccante.

“Pazzo per lei” sposa la semplicità senza cadere nella semplificazione e indica che, per la sofferenza interiore, una promessa di felicità sia già una piccola panacea. In tempi di semi-lockdown può far bene tenerlo a mente.

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