Piacciono scherzi e intrighi di una locandiera

L'aspetto preponderante della Locandiera messa in scena da Walter Le Moli è, come accade con Peter Brook, la totale eliminazione dello spazio scenico. Via le chincaglierie, gli sberleffi, le cornici e i doppifondi da chiacchiericcio borghese di una Firenze di comodo dietro a cui si intravvede Venezia con il suo tripudio di maschere. Lo spazio vuoto dove scorrono, manovrati a vista, tavoli, divani e poltrone allude criticamente a un luogo extratemporale dove il chiasso, lo splendore delle tinte sono collocati altrove. Qui l'unica regola è l'arbitrio assoluto di Mirandolina. Così l'eterno femminino della padrona governa questo spazio asettico dove la vita obbedisce al continuo mescolarsi degli avventori. Col Marchese di Nanni Tormen che diventa la coscienza critica del grande testo. Da fuori giungono gli echi di una società in liquidazione caratterizzati dalle vecchie maschere delle due comiche. Estranee alla locanda come l'aristocrazia del denaro amministrato da Ripafratta. Ma c'è anche chi, sotto la maschera del servo di scena, esercita un controllo assoluto sull'andamento della piccola città-mercato. Fabrizio, l'eccellente Luca Nocera, è il Moloch cui si aggrapperà la protagonista alla fine quando comprenderà che la via della seduzione le è sbarrata per sempre. In uno spettacolo tra i più belli della stagione con due protagonisti, il Cavaliere di Emanuele Vezzoli e la locandiera di Paola De Crescenzo che giocano alla grande sapientemente manovrati dall'estro di Walter Le Moli, arbitro assoluto dello spettacolo.

LA LOCANDIERA - Teatro Goldoni, Venezia.

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