«Purgatorio», un (bellissimo) dramma senza fine

Proprio quando Joseph Ratzinger abolì l'esistenza del Purgatorio, Ariel Dorfman ne ha concepito il revival nella sua pièce più ambiziosa in cui non esiste espiazione per nessuno dei due contendenti. Ovvero l'Uomo che nell'antefatto ha lasciato che venisse compiuto un atroce delitto e la Donna che l'ha eseguito con calcolato cinismo. Ma presto capiremo che i due personaggi sono intercambiabili, dal momento che la spietata aguzzina che all'inizio compare in veste di Inquisitore si può facilmente trasformare nell'autentica assassina, liberando l'Uomo da una passività che non gli conoscevamo. Come già accadeva nella Morte e la fanciulla per l'autore ognuno dei due contendenti non è che il risvolto della coscienza lacerata di un carnefice e insieme di una vittima. Così che questa nuova versione del tagico mito di Medea e Giasone finisce per essere rappresentazione al quadrato di un'analoga impoten- za. Tutto si svolge nello spettacolo brillantemente messo in scena da Carmelo Rifici (nella sua regia più matura) nell'immacolato container di una stanza asettica lontana dal mondo dei vivi come dall'universo glaciale dei morti. In un contesto che dal contrasto vittima-carnefice attinge la forza necessaria per un continuo rovesciamento di ruoli. Cui egregiamente provvedono lo spietato Danilo Nigrelli e la crudele Laura Marinoni, entrambi al vertice delle loro capacità espressive, che li laurea grandi interpreti tragici di un dramma che non ha mai fine. Successo vivissimo.

PURGATORIO -Bologna, Teatro Arena del sole.

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