Lo storico Nolte: tra «Mein Kampf» e islamismo

Luigi IannoneDal primo gennaio di quest'anno il Mein Kampf è di nuovo pubblicato in Germania. Ed è la prima volta dalla Seconda guerra mondiale. Scaduti i termini del diritto d'autore, andrà in stampa corredato da migliaia di note compilate da esperti di varie materie. Proprio per questo ne abbiamo parlato con Ernst Nolte, che ha dedicato a questi temi una vita di studi, ma la cui ultima pubblicazione Ich bin kein Prophet (Io non sono un profeta) sposta l'attenzione sul vero tema del nostro tempo, il pericolo islamista. Eppure, con lui, non possiamo non partire dal libro di Hitler. È infatti incomprensibile un'assenza così prolungata dalle librerie così come è perentoria la motivazione addotta dall'Istituto di Storia Contemporanea che si occuperà della pubblicazione («togliere a questo libro qualsiasi tipo di valore simbolico attraverso un'approfondita opera di destrutturazione»). «Ci sono stati spiega Nolte e ci sono ancora molti libri non pubblicati o che sono stati pubblicati solo dopo lungo tempo, ma nessuno di essi portava con sé il significato politico del Mein Kampf. L'intenzione dell'Istituto di Storia è comprensibile. Certo, il risultato che ne verrà fuori potrebbe anche essere inserito in quella che in passato ho definito l'idea di una letteratura storiografica come strumento di lotta politica. E perciò, gli esiti dipenderanno dalla correttezza delle interpretazioni». Lo storico sta dedicando questa parte della sua vita all'Islam e al radicalismo. Quando sottolineiamo che proprio lui ha parlato di «terzo grande radicalismo» paragonando comunismo, nazismo e islamismo che, con diversi intenti, sarebbero risposte religiose alla modernità, diventa lapidario: «Se parliamo di risposte simil-religiose sono d'accordo. Ma in quel senso specifico. Si muovono in una ottica simile». A questo punto, la domanda non può che essere: più che preoccuparsi per le note al Mein Kampf non dovremmo concentrarci sui futuri radicalismi? «Ho titolato la mia ultima pubblicazione Non sono un profeta. È uscita anche in Francia prima degli ultimi terribili avvenimenti e descrivevo il declino della nostra società. Non sono in grado di fare alcuna previsione, al massimo ribadire le mie opinioni sul crepuscolo europeo. Ma non voglio far parte della categoria di intellettuali onniscienti. Quelli che in Italia definite tuttologi. Descrivo gli errori della modernità nel momento in cui viene intesa come una sorta di omogeneizzazione distruttrice dell'identità, ma il mio compito non è trovare risposte per il futuro».

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