Vacht, piccola prostituta per crescere

In Jeune & Jolie di Ozon, la nuova Nastassja Kinski impersona una ragazzina spudorata che vuole scoprire il mondo dei grandi. Miracolo: nessuna volgarità

Vacht, piccola prostituta per crescere

Ci sono almeno due motivi per andare a vedere Jeune&Jolie di François Ozon, ieri in concorso a Cannes. Il primo è la bellezza acerba, solare e insieme scontrosa di Marine Vacth, una sorta di Nastassja Kinski quarant'anni dopo. La seconda è lo struggente commento musicale affidato a quattro canzoni di Françoise Hardy, la cantante per eccellenza degli amori adolescenziali, con le loro connesse illusioni brucianti e delusioni cocenti. Diceva l'eroina di un film di Truffaut: «Ascolto unicamente le canzoni. Perché dicono la verità. Più sono stupide e più sono vere».
Diciassettenne sullo schermo, ventiduenne nella vita reale, Marine Vacth, fotomodella, già volto pubblicitario per un profumo di Yves Saint-Laurent, due film alle spalle (Ma part du gâteau di Klapisch, Ce que le jour doit à la nuit, di Arcady), interpreta in Jeune&Jolie una liceale, Isabelle, che si prostituisce. Ha perso la verginità qualche mese prima, in vacanza, per sua scelta, ma senza alcun piacere e solo un po' di dolore, come se nemmeno si trattasse di lei, come se lei fosse un'altra, una spettatrice... Ciò che viene dopo, la scelta di vendersi, non ha a che fare dunque né con una sessualità da ninfomane né tantomeno con una difficoltà economica: è di buona famiglia, studia per poi fare Lettere alla Sorbona, non smania per il lusso, gli abiti, i gioielli. Non spende nemmeno i soldi che guadagna: li tiene in un portafogli nascosto sotto i maglioni, nella sua cameretta. E allora?
Segreto, clandestino, vietato. Queste tre parole non racchiudono tanto il perché di quella scelta, ma hanno a che fare con l'essenza stessa dell'adolescenza, periodo di sofferenza e di transizione, momento sentimentale e insieme ormonale, punto di passaggio in cui si cerca di forzare i limiti e insieme di trovare un'identità. Ci si sente osservati, si è consapevoli che qualcosa sta mutando, se ne ha paura e però si è tentati dal nuovo io che avanza e pretende il suo posto al sole. Si sperimenta, anche, senza rendersi conto né dei limiti né dei pericoli che lo sperimentare porta con sé.
Nel film, una bella scena ruota intorno a una poesia di Rimbaud recitata e spiegata in classe dagli studenti, compagni di Isabelle: On n'est pas sériuex quand on a 17 ans, è il titolo, non si è seri quando a 17 anni... Racconta l'aprirsi al mondo senza considerazioni morali, come se il mondo non aspettasse altro che essere esplorato. Isabelle, prostituendosi, non pensa a una perversione, ma a un viaggio, una sorta di esperienza in terre sconosciute. Segreta, clandestina, vietata, appunto.
«Non ho voluto - spiega Ozon - dare delle ragioni chiare sui motivi di quella scelta. Naturalmente, possono essere molteplici, o nessuna. C'è sempre un mistero nell'animo umano, e del resto non faccio di mestiere lo psicologo o il sociologo. Allo stesso modo, le reazioni dei genitori, la madre che la prende a schiaffi e poi si pente del suo gesto, il patrigno che cerca di sminuire l'enormità della cosa, l'amica di famiglia che comincia a vedere in quella ragazzina una sorta di rivale pericolosa per la sua tranquillità di donna sposata, raccontano le difficoltà dell'età adulta a confrontarsi con il crescere dei figli. Dovrebbero sorvegliarli di più, ma sorvegliare vorrebbe dire ammettere di non conoscerli, non fidarsi, fare i poliziotti... È tutto molto umano, e quindi molto complicato».
Gli sguardi, la sincerità, la segretezza e il desiderio. Jeune&Jolie ruota intorno a questi temi con eleganza e senza torbidezza. Consapevole della propria bellezza, Isabelle conosce il desiderio degli altri, ma non il proprio. Ciò che la attrae è una sorta di rituale: il contatto tramite internet, il percorso da fare, la tariffa da stabilire, la persona che incontrerà. Rispetto alla routine quotidiana, rispetto al fastidio che prova verso i divertimenti coatti della sua età, routine anch'essa fatta di feste, fumo, flirt, è l'eroina della propria avventura.
A questa adolescenza cruda e disinibita, le canzoni della Hardy fanno quasi da contro-canto doloroso. «Non è la prima volta che le uso - precisa Ozon -. La sua è una visione iconica dell'amore adolescente come amore romantico e sfortunato, che cozza con quella di Isabelle. Che da un lato vorrebbe farne parte, ma dall'altro ha bisogno di confrontarsi con i propri desideri conflittuali che la attraversano, prima di potersi anche lei innamorare. Ci proverà, naturalmente. Se ci riesca o meno lo lascio giudicare agli spettatori».

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