Il film del weekend: "Valerian e la Città dei Mille Pianeti"

Luc Besson mette talento visivo e maestria tecnica al servizio di un'avventura scanzonata e pacifista che intrattiene ma non emoziona

Il film del weekend: "Valerian e la Città dei Mille Pianeti"

A vent'anni da "Il quinto elemento", Luc Besson torna alla fantascienza pura con "Valerian e la città dei mille pianeti", una grande scommessa considerato che si tratta del lungometraggio francese più costoso di sempre.
Nato come adattamento dei fumetti di Pierre Cristin e Jean-Claude Mezieres, molto popolari oltralpe e pubblicati per oltre quarant'anni, il film è un buon prodotto d'intrattenimento che si fa ricordare per il talento visionario con cui è confezionato.
Azione, humor ed effetti speciali sono amalgamati a formare un universo psichedelico di grande impatto visivo, in un tripudio di computer grafica dai colori sgargianti e dall'estetica ricercata.
Anno 2740. Valerian (Dan DeHaan) e Laureline (Cara Delevingne) sono due agenti interstellari che svolgono incarichi per conto del Ministero della Difesa. Vengono inviati in missione su Alpha, la Città dei Mille Pianeti, una enorme stazione spaziale abitata da specie provenienti da ogni parte della galassia che convivono pacificamente. Peccato che il comandante Filitt (Clive Owen) abbia individuato, nelle viscere di questa specie di Babilonia, una zona radioattiva in rapida espansione. Andare a verificare la reale natura di quella minaccia sarà il compito di Valerian e Laureline. I due giovani non immaginano che avranno a che fare con un segreto militare riguardante un popolo ritenuto estinto.
L'incipit del film è di grande suggestione: viene mostrata l'inarrestabile nascita di Alpha attraverso la reiterata scena della stretta di mano tra un rappresentante della specie umana e uno di sempre diverse specie aliene. Sono alleanze ritratte sulle note di "Space Oddity" di David Bowie e con lo schermo a 4:3 che si allarga lentamente. S'intuiscono subito, oltre alla sostanza pacifista dell'opera, l'appassionata creatività e la grande capacità tecnica chiamata a sorreggerla. A tanto estro esteriore, però, non corrisponde eguale spessore contenutistico. Il film cerca, infatti, di mantenersi leggero per non annoiare nei 137 minuti di durata, riuscendoci: la visione scorre piacevole, nonostante alcune sequenze troppo didascaliche e lunghe divagazioni poco funzionali alla trama.
La sete d'avventura è appagata da intrighi, sotterfugi e da una sequela d'inseguimenti e sparatorie, mentre lo spettacolo è garantito da performance spassose come quella di Rhianna. Si vive un'esperienza immersiva in un mondo di creature incredibili, restando sempre ad un passo dai protagonisti, ma la vicinanza virtuale all'azione non si traduce mai in vero coinvolgimento emotivo.
Quello di Besson è un cine-fumetto visivamente accattivante, addirittura stordente, tanto è variopinto ed esagerato, ma l'investimento faraonico nella superficie sembra aver fagocitato il resto.
Ci sono riferimenti a temi seri come l'ecologia, lo sfruttamento delle risorse, i genocidi. La stessa Alpha incarna l'utopia della convivenza pacifica tra popoli che uniscono le proprie competenze e culture, una chiara antitesi della società attuale, carica di tutti i problemi che ben conosciamo. "Valerian e la città dei mille pianeti" sceglie, però, di restare una fantascienza di taglio adolescenziale, ironica e scanzonata, attenta all'immagine più che ai contenuti. Il botteghino, nel resto del mondo, non ha premiato questa scelta. Vedremo cosa succederà a quello italiano.

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