Jackson risorge: ma sarà davvero lui?

Xscape conterrà otto canzoni "modernizzate" da megaproduttori. Nel frattempo sono quasi pronti i duetti inediti con Mercury

Jackson risorge: ma sarà davvero lui?

Il rock è, da sempre, un concentrato di commercio e creatività; inutile negare che vive (e vegeta) partecipando al mondo degli affari. Tutto il rock di oggi - ma anche già al festival di Monterey nel '67, dove volavano alti i falchi delle case discografiche per catturare gli artisti più interessanti - è dominato dal business. E la parte del leone la fa l'industria del caro estinto. Si prendono i musicisti scomparsi, possibilmente le star più eclatanti, e si ribaltano cassetti, archivi, casseforti per tirare fuori i loro ultimi vagiti musicali, quelli che sono sempre i definitivi canti del cigno... O perlomeno incisioni imperdibili. Accade da sempre con Jimi Hendrix, la cui famiglia ogni tre per due pubblica un concerto inedito (a volte di estremo valore, a volte delle truffaldine sovraincisioni sopra alcuni suoi vecchi assolo), è accaduto in questi giorni con Johnny Cash (peraltro il bellissimo Out Among the Stars riscoperto in una cassaforte dopo trent'anni) ed Elvis (due suoi concerti del '74 in versione stereo e mono). Da trent'anni si parla dei mitici duetti di Michael Jackson con Freddie Mercury che dovrebbero uscire quest'estate e ora viene annunciato (uscita il 13 maggio e preordini a partire da oggi su iTunes.com/MichaelJackson) il primo album postumo di Michael Jackson.
Tripudio dei fan e sfregamento di mani della Sony, che vede in arrivo una montagna di dollaroni annunciando in burocratese, attraverso il suo presidente Kazuo Hirai: «Da tempo Michael fa parte della grande famiglia Sony. A partire da Off the Wall del 1979 Sony Music Entertainment ha pubblicato tutti i suoi album. Siamo onorati di collaborare come One Sony per festeggiare questo nuovo dono di Michael e non vediamo l'ora di regalare ai fan un'esperienza esclusiva attraverso le prossime iniziative legate ai nostri prodotti e servizi». Il che vuol dire abbiamo trovato otto canzoni scritte da Michael e le abbiamo messe in mano ai migliori produttori sul mercato per cavarne otto brani di assoluto livello artistico. Intanto il disco si intitola Xscape e, qualunque sia la qualità, farà certamente un superbotto. Xscape sarà, ne siamo sicuri, un lavoro patinato e ricco di energia, otto brani a tutto ritmo per celebrare la sensualità animalesca di Jacko. Ma cosa ci sarà realmente di Jacko in questo disco? Poco o nulla se è vero che il produttore esecutivo L.A.Reid (uno che ha contribuito a lanciare Mariah Carey, Justin Bieber, Rihanna) ha radunato un conclave di produttori e hitmaker come Rodney Jerkins (che aveva lavorato ai brani originali con Jackson), Timbaland, Stargate, Jerome «Jroc» Harmon, John McClain. Il che, sempre tradotto in parole povere, vuol dire, abbiamo completamente riarrangiato e ricostruito le canzoni, sono farina del nostro sacco, non di quello di Michael. Peraltro i produttori non fanno mistero di questa manipolazione, perché L.A.Reid annuncia che l'album «è stato modernizzato dal produttore che l'aveva originariamente inciso in studio con Michael», e poi aggiunge che al disco è stato conferito un sound moderno grazie ad un processo di «contemporaneizzazione», il che sarà anche bello ma ha poco a che vedere con il vero Michael Jackson e con la direzione che la sua musica stava prendendo nei giorni maledetti che hanno preceduto la sua morte, alla soglia del suo trionfale ritorno con i concerti londinesi. Gli esecutori testamentari della Estate di Michael Jackson, che ha autorizzato l'uscita dell'album, hanno detto in proposito: «Michael era sempre un passo avanti a tutti, cercava sempre di lavorare con nuovi produttori e creare nuove sonorità Per molti aspetti questi brani riescono a cogliere quello spirito». L'obiettivo esplicito è quello di fare cassa, dato che ci si rivolge non solo agli appassionati jacksoniani ma anche «ad attrarre una nuova generazione di appassionati che scoprono Michael Jackson per la prima volta». Allora perché non farli partire con Thriller piuttosto che con un Jackson a metà?
Per quanto riguarda i duetti con Freddie Mercury, poi riarrangiati da Brian May, si tratta di tre brani incisi nel 1983, tra cui State of Shock, che Jackson interpretò con Mick Jagger nel «disco» Victory dei Jacksons e che poi jagger reinterpretò dal vivo con Tina Turner. Anche qui, il tris di duetti è rimasto incatenato dai divieti dei management fino al 2011. Ora che i pezzi sono nelle mani di May e del produttore William Orbit (Madonna, i Blur) vedremo se è valsa la pena aspettare...

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