Spiati i sindacalisti dell'Alfa Ma lo 007 resta senza nome

Spiati i sindacalisti dell'Alfa Ma lo 007 resta senza nome

Come fa un appunto riservato dei carabinieri a finire nelle mani di una specie di Sherlock Holmes in gonnella? Ovvero: chi fu la misteriosa talpa nelle istituzioni che quattro anni fa passò a Angela Di Marzo, titolare di svariate società nel campo della security, il rapporto a carico di Corrado Delle Donne, sindacalista storico dei Cobas dell'Alfa Romeo? Indagini lunghe e faticose della Digos non hanno trovato risposta a questa domanda, e sul banco degli imputati è finita la sola Di Marzo, accusata di istigazione alla rivelazione di segreto in concorso con un «ignoto pubblico ufficiale». Ma ieri il tribunale, in apertura del processo alla Di Marzo, prende una decisione significativa: ammette come parte civile nel processo non solo Delle Donne, ma anche lo Slai Cobas e una quarantina di ex cassintegrati dell'Alfa, assunti e poi licenziati da una società della Di Marzo. Il senso è chiaro: quel dossieraggio puntava a smontare le ultime sacche residue di resistenza allo smantellamento della vecchia fabbrica.
Sulle concrete possibilità di sopravvivenza dei posti di lavoro ad Arese, probabilmente Delle Donne e i suoi compagni erano rimasti gli unici a volersi illudere. Ma l'inchiesta sul rapporto riservato dei carabinieri ha portato alla luce un circuito di affari e di favori che ruotavano intorno alla vecchia area. Circuito pieno di stranezze: a partire dall'ingresso in scena della Di Marzo, che con una sua società creata per l'occasione, la Innova Service, prese in carico nel 2008 una settantina di lavoratori superstiti.
La stranezza sta nel fatto che la Di Marzo non è una industriale: si occupa di intelligence privata e di sicurezza. Una figura magari non di primissimo piano nel suo settore, ma con ottime relazioni negli ambienti delle forze dell'ordine e della politica . Fu lei, per esempio, a ottenere nel 2009 l'incarico di bonificare dalle microspie gli uffici del city manager di Milano Giuseppe Sala. Saltò fuori una microspia. Allarme. In realtà, secondo le indagini della Procura, la cimice l'aveva piazzata proprio la Di Marzo per ottenere nuovi appalti di bonifiche. Finita sotto processo per truffa, la investigatrice venne assolta.
Ma intanto da una perquisizione a casa sua è saltato fuori quell'appunto. Carta intestata dei carabinieri, Nucleo informativo, l'«ufficio politico» dell'Arma. Il 12 luglio 2009 i carabinieri avevano tallonato Corrado Delle Donne e gli altri dell'Alfa mentre facevano irruzione ad un evento Expo, e quattro giorni dopo avevano stilato un rapporto: destinato non alla Procura ma alla prefettura, una sorta di appunto interno alle istituzioni. E che invece finisce alla Di Marzo, che con gli irriducibili dell'Alfa è impegnata in un braccio di ferro. Per capire chi lo aveva girato alla donna, la Digos ha passato al setaccio le relazioni della Di Marzo con gli apparati dello Stato. Il problema è che sono saltati fuori così tanti nomi, e spesso di livello assai alto, da rendere impossibile individuare tra i possibili colpevoli la «talpa» della donna. Processo aggiornato al 12 gennaio.

Commenti