Bernal si prende il Giro. Gli applausi sono per Caruso

Il colombiano in Rosa a Milano dopo una corsa dominata. Il siciliano, secondo, è l'eroe azzurro. "Chi l'avrebbe detto?"

Bernal si prende il Giro. Gli applausi sono per Caruso

Egan bacia tutti e non la finisce più di farlo. Taglia il traguardo braccia al cielo, come se avesse vinto la tappa, ma è il Giro ad aver vinto, e ci sta quel grido liberatorio verso il cielo con quelle braccia che salgono per poi allargarsi come un Cristo che accoglie, come ebbe modo di fare qualche anno fa il suo idolo Marco Pantani, a Montecampione e a Les Deux Alpes.

Ringrazia e bacia: Maria Fernanda, la fidanzata e poi Filippo Ganna, che regala alla Ineos la quarta vittoria in questo Giro (due Bernal e due Filippo) e si regala il quinto successo consecutivo in una crono rosa, facendo meglio di Francesco Moser.

Egan bacia tutti, dal suo capo Dave Brailsford, a Matteo Tosatto, l'uomo che l'ha guidato in ammiraglia. Egan sorride e piange, lacrime di gioia. Il Giro doveva essere il test più severo, per capire sul campo se i problemi alla schiena che l'avevano condizionato per un anno intero, erano risolti. Il crash test è lì da vedere. Lui sul gradino più alto del podio del Giro, all'ombra del Duomo di Milano. Al suo esordio fa subito centro e a soli 24 anni può già vantare due Grandi Giri: se a settembre centrerà la Vuelta, sarà tripla corona. Scusate se è poco.

«Cosa penso di questo Giro? Che è difficile ancora da credere dice con quel sorriso luminoso come pochi - Lo so che sembro tranquillo e calmo, ma dentro ho davvero tante emozioni. Sono veramente contento: questa maglia è speciale, questa è la corsa più bella nel paese più bello del mondo, ed è una maglia bella da portare. Di questo Giro non potrò dimenticare tante cose, dalla vittoria a Campo Felice agli sprint per gli abbuoni, agli scatti, questo è il modo di correre che mi piace».

Metà piazza Duomo sventola bandiere colombiane per Egan, l'altra metà è a tinte tricolori. Metà per Ganna e Caruso, l'altra metà per questo figlio adottivo, cresciuto fra Sicilia e Piemonte, terre alle quali è ancora legatissimo. «Io sarò sempre grato al vostro Paese: voi mi avete dato la possibilità di diventare quello che sono diventato», dice il trionfatore in rosa, che a 19 anni ha corso con la maglia della piemontese Androni Giocattoli.

«Non è la mia giornata: sono le mie tre settimane», dice il migliore degli italiani, Damiano Caruso, accolto dalla sua famiglia, la moglie Ornella e i due figlioletti Oscar e Greta. È felice come un bimbo, il ragusano, che si è goduto gli applausi per trenta chilometri. «È stato un Giro che mi ha regalato ogni emozione dice soddisfatto - mi ritrovo qui, secondo in classifica, chi l'avrebbe mai pensato?».

Pensa a lui e gli riserva parole dolcissime Vincenzo Nibali, che a Milano ci arriva livido e pesto, sia nel fisico che nel morale. «È una gioia immensa vedere là davanti Damiano dice lo Squalo - un amico fraterno che ha dato tanto anche a me. È l'immagine della Sicilia che non molla mai, di una terra di duri».

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