Berrettini, Sinner & Co. Quel vuoto di potere che li porterà al successo

Federer, Nadal, Nole, generazione di mostri vicini all'addio. Matteo e Jannik pronti ad approfittarne

Questa volta la lotta c'è stata, ma a questo punto la stagione di Matteo Berrettini è quasi finita. Il calcoli matematici danno un minima equazione per le semifinali, resta comunque il tentativo di diventare il primo italiano a vincere un match nel Masters (domani contro Thiem) e c'è pure la nuova coppa Davis. Ma, insomma, troppo forte Federer, seppur ancora a sprazzi: 7-6, 6-3 in 78 minuti. Però, quantomeno, questa volta Berrettini non gli dovrà pagare la lezione (come gli disse, scherzando, alla fine di quella presa a Wimbledon). Insomma, è (praticamente) finita qui la stagione straordinaria del tennis italiano, a meno che l'insalatiera di Madrid non contenga una piacevole sorpresa. La stagione in cui Fognini ha vinto a Montecarlo, Matteo ha fatto quarti e semifinale in uno Slam, è esploso il fenomeno Sinner. E a questo punto è questione di influssi astrali: i pianeti si stanno allineando per far sì che il futuro sia ancora migliore.

Pensiamoci: ci sono momenti nella storia dello sport in cui i numeri uno nascono dai vuoti al potere. Persino Marc Marquez, il fenomeno delle due ruote avrebbe fatto forse più fatica se Valentino Rossi non si fosse incartato sul sogno rosso della Ducati. Due anni buttati via grazie ai quali lo spagnolo, una volta approdato in MotoGp, ha trovato un Vale in ricostruzione, infilandolo in curva per sparire all'orizzonte. Come Seb Vettel e Lewis Hamilton d'altronde, arrivati in F1 alla fine dell'epopea Schumacher. L'arrivo a pieno regime prima di Red Bull poi della Mercedes ha fatto il resto, ed anche in questo caso le stelle si sono fermate a guardare.

Ci sono in pratica apnee in cui lo sport smette di respirare fuoriclasse, in attesa che arrivino quelli successivi. E nel tennis in questo caso si tratta di un epoca che si sta chiudendo, dopo la quale lo spazio diventa sconosciuto. E più facile da conquistare. Per questo il futuro ci arride. Grazie a Matteo, a Jannik, magari a Musetti e Zeppieri che sono subito dietro. E al fatto che i tre dominatori del pianeta delle racchette alla fine abdicheranno: magari non subito, ma al tempo perfetto. Federer ha 38 anni, punta alle Olimpiadi di Tokio, forse vuol tagliare i 40 anni giocando. Ma non di più il calendario (bio)logico gli permette. Nadal, 33 anni, alterna periodi da fenomeno con sempre più frequenti infortuni. Djokovic, 32, ha il più ampio margine temporale: vuole superare il numero di Slam vinti da Roger (20 contro i suoi attuali 16), ma certamente non vorrà essere longevo come lui. Ecco, appunto: tra due-tre anni Matteo Berrettini sarà nel pieno della maturità, Sinner già un giocatore top, quelli dietro magari esploderanno. In più l'Italia avrà anche le finali Atp a Torino, e quale cosa migliore è diventare un eroe a casa propria.

Tra due-tre anni insomma potremmo avere più di un Top 10 e, magari, anche un Numero Uno: guardate la concorrenza che c'è in giro e sognate. D'altronde proprio Lewis Hamilton ha spiegato quale sia il momento giusto: «Quando i semafori rossi dello start si spengono e i motori urlano, è come se scendesse il silenzio». Sul tennis, tra poco, capiterà lo stesso.