C'è la Storia e la sua storia. C'è la campionessa che aveva già vinto tutto, ma c'è anche una ragazza che aveva ancora un sogno. Federica Brignone ha vinto l'oro olimpico più impossibile dello sci, 306 giorni dopo essersi distrutta la gamba sinistra. Davanti a Romane Miradoli e Cornelia Huetter e soprattutto al Presidente Sergio Mattarella, questo non è solo il sigillo che le mancava, nella sua disciplina preferita e in una carriera che, non solo in Italia, non ha eguali. È di più. È la dimostrazione che quando le porte del destino sono più dure di quelle di uno slalom, saperle affrontare significa innanzitutto avere un grande cuore, oltre che una tecnica sopraffina. Per questo l'oro in superG sulle nevi di casa, e in quella Cortina che aveva digerito solo l'anno scorso, vincendo proprio il superG, è innanzitutto la medaglia alla Fede, alla giovane donna, e alla fiducia che Brignone ha avuto in se stessa, prima ancora che nella sorte. Il senso sta tutto nelle sue parole: "Non mi ero mai fatta così male in carriera come lo scorso aprile. Accettare e ripartire, smettere di essere troppo cattiva con me stessa e capire che le cose succedono e non sempre puoi farle accadere come vuoi, è stata la chiave". Medaglia alla bimba diventata donna, alla campionessa liberata dall'eccesso di controllo: questo superG vale tantissimo anche se, come dice sempre lei, l'olimpiade è una gara secca, mentre i trofei che ha sempre accarezzato, preferito e rincorso sono le sue due coppe generali e quelle di specialità, specchio di forma e sostanza coltivata nel tempo e non crono fugace di una buona run. Fede, ora ha tutto nel suo Cv. Da ieri anche la serenità giusta nella vita.
Ieri il suo volo magico è decollato prima delle Frecce Tricolori: loro temono, devono temere, la nebbia. Brignone, nemmeno quella. Che sarà mai, per chi ha passato un'estate in riabilitazione. Quanto sono lontani, pur vicinissimi nella memoria, quei giorni a Torino, quella palestra con una routine da girone dantesco, quel sole da bolgia padana e quell'appartamento, prestato da un compagno di liceo, dove rifugiarsi ogni sera, sfinita, dubbiosa, sola. Prima di ripartire ogni mattina sperando che la palestra fosse meglio di ieri. O almeno un po'. Brignone fa ancora fatica a camminare, non c'è giorno che non abbia dolore. Non è guarita, certe mattine non può proprio sciare, ma come una Lindsey che ce l'ha fatta, ha chiesto a se stessa, solo quello che poteva ottenere. E questo oro è arrivato intanto con la testa: mentre 10 big venivano tradite dalla neve facile delle Tofane e dalle curve dell'Olympia, Federica ha fatto una magia, ma senza trucchi, sciando come sapeva e come è tornata a fare. Così si tinge d'oro questo 12 febbraio, 30 anni esatti dopo lo stesso sigillo mondiale a Sierra Nevada, firmato da Isolde Kostner.
Ieri, insieme a Deborah Compagnoni, oro olimpico in superG 1992, le due madrine han festeggiato questa allieva che ha ampiamente superato le maestre.
Ora la collezione che Fede si porterà a La Salle è completa: bronzo in combinata ed argento in gigante nel 2022; bronzo in gigante nel 2018, 2 ori e 3 argenti mondiali, due coppe generali, 5 di specialità, 37 vittorie, 48 podi in ogni disciplina, tranne quello slalom che adorava da bambina e non le hanno fatto fare quanto avrebbe voluto. Va bene così, Federica. Accettare per vincere. E capire, finalmente, una volta di più, che la più forte azzurra al mondo sei tu.