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Il calcio torna a "casa", mano de dios vendicata e un aiuto ai birrifici

Che bello sarebbe se l'edizione plastificata americana si concludesse con il ritorno della Coppa - simbolo del football, non del soccer - nel Vecchio Continente

Il calcio torna a "casa", mano de dios vendicata e un aiuto ai birrifici
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Il Mondiale all you can eat degli spot tv con la scusa dell'idratazione e delle espulsioni revocate via social merita un glorioso plot-twist finale nel nome della Restaurazione. Che bello sarebbe se l'edizione plastificata americana si concludesse con il ritorno della Coppa - simbolo del football, non del soccer - nel Vecchio Continente, per di più a casa dei maestri che il beautiful game lo hanno inventato. La cabala parla chiaro: rivincita contro le ex colonie di Trump a 250 anni dall'indipendenza, rivincita contro lo scippo della Mano de Dios dopo 40 anni e - soprattutto - la fine dell'ossessione "it's coming home" a 60 anni dall'unica gioia mondiale nel '66. Calcisticamente, poi, sarebbe la vittoria del collettivo sui funamboli brevilinei, il ritorno alle rose con ruoli classici: stopper, mediano, trequartista e centravanti e farewell ai falsi nueve, tiki taka e costruzione dal basso. A proposito di centravanti: Harry Kane ha segnato 73 gol questa stagione, roba che al confronto Haaland è fumoso. Il tutto senza neanche un tatuaggio e con quel look da steward di terra di Heathrow che rassicura e fa tanto calcio vintage. Sua spalla è Bellingham, uno la cui qualità è pari solo alla buona educazione in campo e in zona mista. L'Inghilterra di Tuchel non è favorita, non è la più forte. Eppure è solida e man mano che ha superato avversari seri si è fatta più fiduciosa. E poi, giocatori e tifosi che cantano Wonderwall degli Oasis a squarciagola a fine partita sono un commovente inno ai gloriosi anni '90 poco woke e molto autentici.

Infine due motivi meno seri per tifarli: il mondo degli alcolici è in crisi, una vittoria inglese con annesso consumo mostruoso di pinte farebbe bene all'economia. E - cosa da non meno - se vincessero i ragazzi di Re Carlo, Lele Adani forse abbasserebbe i decibel della sua garra charrua.

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