Caruso, capolavoro da Giochi nel Giro "giusto" di Bernal

Il siciliano vince all'Alpe Motta e si conferma secondo. Dopo il Tour per il colombiano oggi sarà trionfo rosa

Caruso, capolavoro da Giochi nel Giro "giusto" di Bernal

È un Giro giusto, giustissimo, che finisce ad Egan Bernal, il 24enne colombiano che oggi all'ombra del Duomo aggiungerà al Tour 2019 anche questa bellissima rosa.

È un Giro giusto perché regala all'uomo in più, a quello che è sempre stato al servizio degli altri e in questo Giro si è reinventato per l'ennesima volta, i meritati applausi. La corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo gli dedica un'ovazione a cielo aperto che Damiano Caruso 33 anni, siciliano di Punta Secca, il borgo di Montalbano, figlio di un agente della scorta di Falcone dal quale ha imparato che essere una persona vera e leale, si meritava come nessuno.

È vero, il premio lo riceverà questo pomeriggio, sul calar della sera, dopo la crono da Senago a Milano (30,3 km), arrivando secondo nella classifica generale alle spalle di Bernal, ma ieri il siciliano del team Bharain ha pensato bene di prendersi tutta la scena. Ha deciso di osare e far vedere di che pasta è fatto. Come a ribadire che lui non è sarà un campione, ma nemmeno è lì per caso. «Cosa mi manca? Molte cose dice lui con assoluta umiltà -. Un campione è sempre sul pezzo, io qualche pausa me la prendo. Ma non rimproveratemi di nulla: io so quello che valgo».

A Egan Bernal il Giro a Damiano Caruso l'ultima tappa di montagna, dove blinda un secondo posto che difficilmente gli potranno sfilare oggi nella crono conclusiva a Milano. Il siciliano è però l'uomo di giornata, anche perché ieri mattina erano in molti a sostenere che Simon Yates qualcosa si sarebbe inventato e su una cosa erano quasi tutti concordi: se non riuscirà a ribaltare il Giro, il secondo posto è suo.

Non è stato così. Caruso approfitta dell'attacco degli uomini di Romain Bardet (DSM), che nella discesa del San Bernardino scatenano l'offensiva e il siciliano supportato da un monumentale Pello Bilbao, gioca d'anticipo. Per la serie: la miglior difesa è sempre l'attacco. Alle sue spalle, la Ineos di Bernal controlla e in pratica blocca Simon Yates, che capisce ben presto che non è giornata. Invece è il momento di questo figlio di Sicilia che ha saputo trasformarsi da gregario in leader, realizzando in un colpo solo tutti i sogni che portava sulla bici: il podio e una vittoria di tappa al Giro. Un capolavoro.

«È una liberazione che cercavo fin dalla vigilia. Negli ultimi duecento metri ho pensato a mille cose, alla fatica fatta in questo Giro e a quella per arrivarci, alla squadra e a me stesso dice Caruso orgoglioso della sua giornata da sogno -. Sono l'uomo più felice del mondo. Come mi considero? Un ottimo corridore, che ha vinto poco e si è piazzato tanto», racconta felice questo ragazzo che ad un certo punto avrà anche pensato di essere finito su Scherzi a Parte. Non fa a tempo a tagliare il traguardo che il ct Davide Cassani lo abbraccia e non solo si complimenta con lui, ma lo promuove sul campo, come azzurro per le prossime olimpiadi di Tokyo. «Non svegliatemi...», dice con le lacrime agli occhi.

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