C'erano una volta i ricchi & poveri

Il Milan al risparmio luccica con il vivaio, l'Inter delle follie vacilla in campionato

C'erano una volta i ricchi & poveri

L'occasione fa l'uomo ladro ma spesso ne aguzza l'ingegno e lo rende virtuoso. E lo sanno bene al Milan, dove mai come quest'anno la valorizzazione dei giovani di casa propria ha trovato sfogo. E il derby di domenica sera sarà un ulteriore banco di prova che metterà di fronte due squadre con metodologie ed approcci differenti: perché se per il Milan vige il diktat del contenimento dei costi, dall'altra c'è invece l'offensiva del gruppo Suning, che quest'anno ha speso tanto in sede di calciomercato senza rientrare finora dell'investimento.

Onore al Milan per quanto fatto, ora l'onere è tutto di Stefano Pioli, chiamato a fare ciò in cui Frank de Boer è mancato, vale a dire valorizzare e monetizzare l'ingente investimento protratto dalla proprietà cinese: «Vogliamo che il derby sia nostro», ha sentenziato il tecnico dell'Inter.

Il parallelismo, purtroppo per i nerazzurri, è devastante su tutta la linea. Perché se da inizio campionato è vero che la rosa del Milan si è rivalutata enormemente e quella dell'Inter diametralmente svalutata, è anche vero che la valorizzazione dei giocatori è uno di quei valori che possono essere portati avanti in qualsiasi momento della maturazione della squadra. Soprattutto su quegli elementi che, sbandierati come possibili salvatori della patria, si sono lentamente sciolti come neve al sole o proprio non si sono visti dalle parti di San Siro.

Il discorso legato ai portieri forse è l'unico che si può dissociare da questo contesto: vero che Donnarumma è costato zero euro al Milan mentre sono stati 15 i milioni spesi per Handanovic; ma lo sloveno nel corso degli anni è stato uno di quei giocatori che non ha fatto rimpiangere la cifra pagata tanto che ad oggi, giusto per fare solo un esempio, è secondo solo a Gianluca Pagliuca per numero di rigori neutralizzati in Serie A (22 contro 24). Negli altri reparti, però, sono solo lacrime nerazzurre: perché Ansaldi è costato tre milioni di euro più il cartellino di Laxalt e ad oggi, complice anche un infortunio, non ha reso. Nello stesso ruolo, dall'altra parte del naviglio, c'è invece quel De Sciglio cresciuto nel Milan che lo acquistò per 50.000 euro dal Cimiano nel 2002 e ormai punto fisso anche in nazionale. A centrocampo, poi, il bilancio peggiora ulteriormente: perché confrontare i 40 milioni investiti per Joao Mario agli spiccioli usati per Locatelli è una lama che affonda nella carne: «Ma noi abbiamo bisogno dei tre punti ha precisato il centrocampista portoghese . Pioli? Mi piace la sua mentalità, ma non era tutta colpa di De Boer».

E Suning che riflette sui 22 milioni d'investimento per Candreva (zero gol finora) che fanno da contraltare ai 200.000 euro pagati per Suso (due reti). E poi il dualismo Kondogbia-Kucka (31 milioni più bonus per il primo, solo tre per il secondo) fino ai 30 milioni per Gabigol: cifra che, finora, non ha visto sfogo nelle funamboliche giocate del brasiliano, sventolato ai quattro venti come novello Ronaldo ma che di gol ne ha segnati solo ad Appiano Gentile in allenamento. Mentre i 10 milioni per Lapadula hanno già portato in cascina al Milan i tre punti di Palermo, un goloso gol di tacco e la chiamata in nazionale per l'ex Pescara.

Se la legge del calcio e del denaro viaggiassero di pari passo, il derby di domenica sera non dovrebbe avere storia: perché di fronte ci saranno un club con una rosa che vale circa 340 milioni di euro (l'Inter) ed un'altra che ne vale solo 220 (il Milan). Ma l'agonismo, il sudore della fronte e la gioia della rete che si gonfia vanno oltre i numeri: la parte romantica e bella del calcio, spesso troppo ancorato a mere logiche economiche.

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