Se ne sono dette talmente tante su Chivu ex romanista, che forse anche per questo il tecnico dell’Inter sceglie di passare la vigilia in silenzio. I fischi dei tifosi e i loro insulti, anche razzisti, al Chivu ancora romanista, reo di lode allo juventino Capello. Il suo dito medio da interista, la sera del trionfo in Coppa Italia, primo addendo del triplete. Una vita fa, ricordi sbiaditi ma non dimenticati e chissà che effetto farà l’Olimpico che stavolta sembra giocare davvero per lo scudetto. Il primo ritorno l’anno scorso, poca roba e poca Roma, tanta Inter, in gol dopo una manciata di minuti e poi blindata. A Milano, al ritorno, esito ancora più netto, per quella vittoria scaccia crisi (2 punti nelle 3 partite precedenti) che di fatto rese realtà lo scudetto nerazzurro numero 21. Il tempo e il mercato sembrano avere accorciato le distanze e stasera sapremo chi e come chiude meglio il primo blocco di campionato. Tutti gli occhi sull’Olimpico, curiosi.
Nel silenzio della vigilia c’è di certo anche la voglia di nascondere qualche rogna, tipo quella del portiere. Meno se ne parla e meno è, aspettando che Martinez mostri di essere quello che l’Inter spera che sia. Nel frattempo, una mano a Chivu gliela dà il ct campione del mondo De la Fuente, che per sostituire il barcellonista Joan Garcia (infortunatosi per recuperare il pallone nella partita vinta 7-2 col Santander), terzo portiere dei campioni del mondo, chiama proprio l’interista, incurante del suo avvio di stagione in chiaroscuro. Di certo una bella lucidata all’autostima, ammaccata dagli errori contro Real e Udinese. La Spagna giocherà con Inghilterra, Croazia e Cechia: Martinez incrocerà l’amico Sucic, ma nessun inglese, stante gli infortuni di Stones (stasera gioca Bisseck), Spence e la non convocazione di Jones (che per oggi se la gioca proprio con Sucic). Tornano Dimarco e Lautaro, c’è Zielinski al posto dell’infortunato Calhanoglu.
Roma è stata la base di atterraggio italiano di Chivu. Ha faticato a capire la città, col suo calore che spesso esonda in invadenza, ha vissuto a Monteverde, ha finito per amarla e gliene è rimasta traccia nell’animo. Ha raccontato più volte la differenza con Amsterdam e l’Ajax, da cui arrivò, giovane uomo, già veterano a dispetto dei 23 anni nemmeno compiuti. Chivu ama l’Italia da straniero e capisce molto bene gli italiani. Sa che la partita di stasera è solo una tappa nel lungo viaggio verso lo scudetto, ma sa che tutto il campionato aspetta di capire chi è davvero l’anti-Inter. Fuori i secondi, se ce la fate.
