Collina ne fa 60. Potente ieri e potente oggi. Era il migliore

Se cinquant'anni fa l'immagine dell'arbitro aveva i baffetti, la postura autoritaria e la giacchetta nera di Concetto Lo Bello, nel Duemila l'arbitro per definizione è Pierluigi Collina, il più famoso dell'era moderna non fosse altro per la sua testa calva e i suoi occhi spiritati. Il capo dei fischietti della Fifa «scollina» oggi i 60 anni e resta più che mai sulla cresta dell'onda, in un mondo arbitrale ormai ingabbiato dalla Var e da tutte le polemiche spostate inevitabilmente dal campo alla moviola. Chissà come l'avrebbe presa lui la video assistenza, abituato com'era a farla da protagonista assoluto in campo e fuori Lui che per dieci anni è stato sicuramente il miglior arbitro italiano e secondo gli esperti di storia e statistica anche il migliore del mondo.

Non a caso il curriculum del fischietto di Viareggio nato a Bologna è pieno di targhe al valore: una finale mondiale nel 2002 (Brasile-Germania), una finale olimpica nel '96 (Nigeria-Argentina) e una delle più incredibili finali di Champions, quella tra Manchester United e Bayern del '99. Eppure in una carriera da applausi c'è anche chi lo rincorrerebbe ancora adesso come in Repubblica Ceca dove la stampa lo paragonò a Mussolini (anche per la capigliatura) dopo un rigore regalato all'Olanda al penultimo minuto che costò l'eliminazione di Nedved&C agli Europei del 2000. E quattro anni dopo ne avrebbe negato uno invece in semifinale agli stessi cechi contro la Grecia. Anche se in Italia, dove non lo amavano in parecchi, da Moratti a Moggi, la sua immagine più celebre resta quella con l'ombrello sul campo di Perugia dove la Juventus avrebbe lasciato partita e scudetto del 2000. Perché Collina si inventò l'interruzione della partita e la sua ripresa 71 minuti dopo. Perché era avanti con i tempi o perché, come confessò candidamente dieci anni dopo, aveva una simpatia per la Lazio. Cosa che nessun altro arbitro avrebbe mai confidato. Ma Collina forse è stato superiore anche in questo.