La corsa rosa è simbolo d'unità e fatica del Paese

Il mondo sta vivendo da diverse settimane un fatto nuovo. Il Covid-19, questo virus maligno e subdolo si è espanso in ogni angolo del mondo con velocità esponenziale. Leggevo che nel mondo i 100 mila contagi sono avvenuti in soli 45 giorni; dopo solo 12 giorni i contagiati erano 200 mila; tre giorni dopo 300 mila. Insomma, un virus veloce come pochi. Ha però un punto debole: non è come l'influenza che ti infetta anche se non contatti nessuno. Il Covid-19, come ben dice il professor Burioni, ha le gambe: quelle di noi esseri umani. Questo virus per far male ha necessità di qualche nostra negligenza, ha bisogno di contatti diretti, ecco perché è fondamentale in questo periodo restare a casa il più possibile. Tutti noi siamo medici di noi stessi. Giusto quindi sospendere tutto, anche lo sport, e il mio beneamato Giro d'Italia, in attesa che gli scienziati impegnati in ogni angolo del mondo riescano quanto prima a trovare vaccini e anti-virus.

Nel frattempo, però, noi dobbiamo fare la nostra parte: stare a casa, ben rintanati. Tranquilli e consapevoli che questa sfida la potremo vincere. Ho letto l'altro giorno la bella intervista raccolta da Pier Augusto Stagi a Davide Cassani, Ct della nazionale italiana. Ho apprezzato tantissimo il suo appello al rispetto delle disposizioni e mi è ancor più piaciuta l'idea di un Giro come simbolo della nostra rinascita. Il Giro è la storia del nostro Paese. È un patrimonio della nostra nazione. Non c'è nulla di più unificante che la corsa rosa. È lo sport che più di tutti rappresenta l'uomo e la fatica che fa per il raggiungimento del proprio traguardo.

Non vedo l'ora di conoscere la nuova data di questo Giro della Rinascita. Quel giorno, ne sono certo, saremo tutti in corsa. Quel giorno, al passaggio della maglia rosa, potremo tirare fuori il nostro tricolore, e ci lasceremo andare in un infinito abbraccio.

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