Da ieri, i rapporti tra giustizia sportiva e ordinaria sono cambiati. La Corte di giustizia Ue ha stabilito che un giudice indipendente può annullare le sanzioni sportive: lo ha fatto pronunciandosi sul caso di Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, ex presidente ed ex ad della Juventus, nell'ambito dell'inchiesta plusvalenze che nel gennaio 2023 aveva portato all'inibizione di 24 mesi per il primo e 16 mesi per il secondo. Il divieto a esercitare l'attività professionale esteso a tutti gli Stati membri può essere compatibile con il diritto dell'Unione, ma è necessario che rispetti determinati requisiti di legittimità e proporzionalità. Viene così stabilito un principio secondo cui se una sanzione sportiva incide sulla carriera e sulla vita professionale in tutta Europa, allora è possibile contestarla di fronte a un giudice, che potrà anche annullarla.
La Corte dell'Ue era stata interpellata sulla sanzione inflitta ad Agnelli e Arrivabene che di fatto impediva loro di avere un ruolo nel calcio mondiale, dal momento che la decisione della Figc era stata estesa alla Fifa: i due ex dirigenti bianconeri che nel frattempo hanno visto scadere la squalifica - si erano quindi rivolti al Tar per l'annullamento dell'inibizione, passaggio all'epoca non previsto dal nostro ordinamento. D'ora in avanti, il sistema della giustizia sportiva italiana dovrà garantire un controllo giurisdizionale effettivo.
È anche facile immaginare che la sentenza pronunciata ieri possa avere ripercussioni sulla squalifica a vita (per le vicende legate a calciopoli) di Giraudo, ai tempi ad della Juventus, legittimato ora a fare ricorso al Tar. Domenico Latagliata
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