Eriksen, nato due volte "E ora giocate per me"

Il malore, lui che si accascia, l'interminabile massaggio cardiaco, il pianto di giocatori e stadio. Poi il miracolo

Eriksen, nato due volte "E ora giocate per me"

Ieri, addì 12 giugno 2021, in Copenaghen, Christian Eriksen, genio calcistico della nazionale del suo paese, la Danimarca, è rinato per la seconda volta all'ospedale Righshospitalet dove è stato ricoverato d'urgenza dopo l'arresto cardiaco. Già, proprio così. Perché al minuto numero 42 di Danimarca-Finlandia, risultato 0 a 0, è avvenuta una scena che difficilmente riusciremo a cancellare dalla memoria personale e collettiva. Eriksen, da qualche minuto fuori dal vivo del gioco e della partita, tutto soletto è andato incontro a un compagno incaricato di battere un fallo laterale nella tre-quarti finlandese. Ha cominciato a barcollare nella corsa, la palla gli è finita addosso, e si è accasciato a terra cadendo lateralmente a terra. Da quel momento in poi, si è fermata la vita di Eriksen, si è fermato il respiro di uno stadio e di una comunità che stava seguendo in diretta l'avvenimento. Il primo ad arrivare e a capire la drammaticità dell'episodio è stato Simon Kjaer, il capitano della Danimarca, come lui gioca in Italia, uno nel Milan l'altro di fronte, nell'Inter. È stato Kjaer a richiamare l'attenzione dei medici in arrivo dalla panchina, è stato sempre lui a piegarsi verso il fratello riverso sull'erba fradicia, è stato ancora lui a schierare tutti i suoi sodali intorno al capannello, a protezione della privacy e delle azioni dei medici. Una sola immagine, chiara e veloce, ci ha fatto temere il peggio: la telecamera ha inquadrato Eriksen riverso mentre cominciavano le manovre per il massaggio cardiaco.

A quel punto l'arbitro ha fermato la partita, è andato a raccontare con uno straordinario sangue freddo i pochi dettagli ai due ct e all'inviato dell'Uefa che ha comunicato dopo pochi minuti la sospensione ufficiale. Sono stati minuti drammatici. La moglie di Christian, vestita con la maglia danese, si è precipitata in campo dopo aver parlato col ct. Non poteva non capire: c'erano tutti i suoi colleghi di nazionale in lacrime, i più giovani si asciugavano le lacrime sul volto, altri avevano le mani giunte, in preghiera mentre tutto il pubblico - la parte danese e quella finlandese - si comportava allo stesso modo. Piangendo e pregando. Appena Eriksen è stato caricato sulla lettiga, c'è stato un fuoriclasse tra tutti noi che è riuscito a trasformare uno scatto fotografico nella notizia più importante della giornata. Il fotografo di Getty Images che ha caricato sulla sua piattaforma la foto di Christian con gli occhi aperti, la mano sinistra sulla fronte, il bocchettone dell'ossigeno. «Allora è vivo» ci siamo detti tutti. Ringranziando Iddio e soprattutto quei medici meravigliosi che sono riusciti nell'impresa. A quel punto c'è stata una mitragliata di conferme. Ha cominciato Beppe Marotta, riportando le assicurazioni ricevute dai medici danesi. Poi tutti gli altri, a cominciare dal suo agente Martin Schoots che aveva appena parlato con il papà. «Eriksen è vigile e stabilizzato» il messaggio. E c'è stato un boato nello stadio di Copenaghen come se la Danimarca avesse vinto 4 a 0. È stato proprio lui, vigile e in grado di parlare, Eriksen, a chiedere ai suoi di riprendere la partita con la Finlandia. Da uno nato due volte si può capire.

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