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Jannik, un bis in salita e le piccole cose che lo rendono grande

Parigi, i guai fisici, gli esami, i dubbi, la partenza lenta a Londra e la cura dei dettagli. Ora è più forte

Jannik, un bis in salita e le piccole cose che lo rendono grande
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Il principe di Wimbledon è ancora lui, il Re del tennis. Jannik Sinner entra nel club degli immortali, di coloro che sull'erba di Londra hanno vinto in serie. Ci ha sorpresi ancora una volta, ci ha meravigliati, ha meravigliato se stesso: sdraiato sull'erba come le leggende del tennis, la liberazione dai dubbi, l'emozione che forse nessuno di noi aveva mai visto così. L'abbraccio a team, famiglia, amici, fidanzata (ma un bacino?), felice come non mai. Jannik ha vinto una finale - anche lei principesca, e non solo perché William e Kate (più figli) erano nel Royal Box insieme a decine di Vip, ma perché vittoria e sconfitta sono state, anche questa volta, più di altre volte, lo stesso impostore. Kipling applaude, ed anche noi, pure Sascha Zverev, disperato e battuto per la decima volta in finale ma questa volta non sconfitto. E stata anche una finale da 3 milioni e 600 mila sterline, quelli che ha guadagnato il vincitore. Ma alla fine non è mai una questione di soldi, quando sei sul campo che ti accompagna nella Storia. E Jannik, nella Storia, ci ha fatto un passo in più, a questo punto definitivo.

È stato il trionfo della pazienza, dei dettagli, di quelle cosine che il numero uno del mondo ricorda sempre come il segreto del successo, e che Zverev ha imparato a mettere insieme per arrivare a vincere il suo primo Slam a Parigi. Lì è cambiato, e a Londra c'è stata la conferma, perché a lungo ha tenuto il match sull'equilibrio, stando sul pezzo in quei punti che potevano decidere il tutto. Si è giocato molto sul servizio, sì, e si sapeva: la differenza poteva essere solo l'attimo fuggente, e così è stato. Nel primo set, per esempio, Sinner ha perso il suo primo tie break dell'anno non approfittando, prima di arrivarci, di un paio di palle per strappare il servizio dell'avversario: ha litigato con il dritto, e questo è il dettaglio che lo ha accompagnato fin dall'inizio del torneo. Mentre Sascha è stato implacabile, un muro, non ha dato spiragli, giocando probabilmente il suo miglior set (e oltre) di sempre sull'erba. Poi però, appunto ci sono i dettagli, e siccome Jannik perso un tie break difficilmente ne perde un altro di fila, quello del secondo parziale ha cambiato le carte in tavola: quattro punti di fila, Zverev che vede la sua battuta perdere i superpoteri, si torna pari mentre tutto la famiglia Sinner, Mamma Siglinde e Laila compresa, si libera dell'ansia. Perché ormai si sa che certi momenti valgono tutto.

Non c'è stata più incertezza, a quel punto: Sinner ha ripreso in mano le sue certezze, Zverev ha ricominciato a dubitare di se stesso. Sempre sul filo, perché mai ha rinunciato a lottare. Ma ci sono momenti in cui i dettagli sono tutti dalla parte di Sinner. L'ultimo game, l'ultimo punto, sono la fotografia dell'eternità sportiva: quinto Slam, ma soprattutto doppio Wimbledon.

"Ho visto che mamma è uscita un paio di volte, non è stato facile" dice il Re di Wimbledon prendendo la coppa dalle mani della principessa Kate. Il cerchio si chiude qui. Per ora.

Finale uomini: Sinner b. Zverev 6-7 (7), 7-6 (2), 6-3, 6-4

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