L’onda del rinvio scuote le Olimpiadi

Pressioni dal Brasile agli Usa. Bach: "Annullarle? Si uccide lo spirito olimpico"

Ci dicono di stare in casa, di andare a correre in cortile, di stare alla larga persino da chi vive con te. E poi ci illudono con i campionati e le coppe che devono finire entro giugno e persino con le Olimpiadi che si svolgeranno regolarmente dal 24 luglio al 9 agosto. Mentre il mondo ha altro a cui pensare, mentre la gente urla disperata perché non c’è più posto negli ospedali. E più il maledetto virus avanza, più mette in ginocchio città e nazioni. Ma non Losanna, dove dentro i palazzi del Cio regna ancora l’ottimismo. La fiamma è arrivata in Giappone, ma dalla Grecia è partita in modo clandestino e non sappiamo chi avrà voglia di seguirla adesso, pur con le debite distanze, in giro per la terra del Sol levante. È vero la decisione finale spetterà a Thomas Bach e a Shinzo Abe, presidente del Cio e premier giapponese, ma le pressioni ormai stanno montando dappertutto. Le ultime arrivano dal Brasile, alle prese con una paura tremenda, soprattutto per quella gente ammassata nelle favelas. «La pandemia avanza, per gli atleti diventa impossibile prepararsi. In tutto il mondo c’è la paralisi delle attività sportive. Spostiamo i Giochi di un anno»: la lettera del comitato olimpico brasiliano fa seguito a quelle di tanti altri, dalla Norvegia alla Spagna che ci sta seguendo a ruota in fatto di infezioni e drammi. Ma la bordata più pesante arriva dagli Usa dove le potenti federazioni di atletica e nuoto (oltre alle prese con il problema dei trials) chiedono ad alta voce il rinvio. E anche il presidente Trump ha sentenziato: «Abe ha una grande decisione da prendere, so che lo farà presto ma non so cosa sarà». «Le Olimpiadi non sono una partita di calcio che puoi rinviare dal sabato alla domenica», spiega Bach. Ma nemmeno la vita della gente, delle nazioni, del pianeta può essere nascosta dietro la fiaccola. In Giappone non si pronuncia nessuno ufficialmente, ma molti ormai hanno capito che il viaggio della fiaccola potrebbe essere una inutile passerella. D’altra parte sembrano rassegnati alla maledizione del quarantennale: nel 1940 le Olimpiadi di Tokyo saltarono per la guerra, nel 1980 il Giappone dovette rinunciare a partecipare ai Giochi per il boicottaggio di Mosca a cui aderì, e adesso, nel 2020 la pandemia. È vero, luglio è lontano, ma chi sa in che condizioni ci arriveremo e se in quella data tutti i focolai saranno spenti. L’Olimpiade deve essere una festa che muove centinaia di migliaia di persone. Come si fa ad essere certi che nessuno sarà ancora infettato? Ma per ora Bach ha una sola risposta: «Non esistono soluzioni ideali, ma annullare le Olimpiadi sarebbe quella meno giusta. Vorrebbe dire distruggere il sogno di undicimila atleti». E far saltare soprattutto i conti del Cio, degli albergatori, delle compagnie aeree, di tutto il business a cinque cerchi.

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