LeBron James corregge il tiro: "Porte chiuse? Non mi piacciono ma mi adeguerò"

LeBron James ha corretto parzialmente il tiro circa l'eventualità di giocare a porte chiuse anche in Nba per via del coronavirus: "Dobbiamo ascoltare le persone che stanno seguendo l’evoluzione della situazione"

Le porte chiuse non sono arrivate solo in Europa e per tutti gli sport, anche l'Nba forse dovrà adattarsi a fronteggiare l'emergenza coronavirus che costringerebbe i giocatori a dover giocare con i palazzetti completamente vuoti. Venerdì LeBron James si era esposto negativamente circa questa eventualità ed era stato molto netto e scocciato al termini della sfida vinta per 113-103 contro i Milwaekea Bucks: "Senza tifosi non gioco, abbiamo bisogno di loro, io gioco per i nostri tifosi, che facciano quel che vogliono, ma io in un palazzetto vuoto non gioco".

Marcia indietro

LeBron James ha però compreso come la minaccia coronavirus sia ormai mondiale e diventata reale anche negli Usa e in California con l'Nba che si è adeguata mettendo a distanza di sicurezza i giornalisti dai giocatori. Il 35enne fenomeno dei Lakers ha corretto il tiro: "Quando mi è stato chiesto cosa pensassi dell’idea di giocare senza tifosi non sapevo che se ne stesse effettivamente discutendo", ha raccontato ai giornalisti presenti al centro di allenamento di El Segundo.

Il prescelto ha poi continuato: "Ovviamente sarei molto deluso di non averli, perché gioco per la mia famiglia e per i miei fans e se si decidesse che nessuno può venire a vedere le mie partite sarei deluso. Ma dobbiamo ascoltare le persone che stanno seguendo l’evoluzione della situazione: se loro dovessero ritenere che la cosa migliore per la sicurezza dei giocatori, dei tifosi e della lega è di giocare senza tifosi dobbiamo adeguarci”.

L'unica cosa certa, purtroppo, è che il virus ha avuto una larga diffusione e dunque anche in Nba dovranno nolenti o volenti accettare quanto sarà deciso dalle istituzioni governative e sportive per la salute degli spettatori e dei giocatori. Negli Stati Uniti sono già state messe in atto diverse misure contentive del problema e in California, New York e nel Texas è già stato dichiarato lo stato d'emergenza con la contea di Santa Clara che ha vietato gli assembramenti superiori alle 1000 persone.

L’Nba è una vera e propria macchina da soldi, è prima di tutto business e la priorità dei suoi organizzatori è quella di portare a termine la stagione possibilimente con i palazzetti pieni ma se non ci dovessero essere le condizioni per un reale rischio contagio allora tutti gli appassionati di questo fenomenale gioco dovranno rassegnarsi alle porte chiuse o anche alla sospensione per la salvaguardia di tutti.

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