LeBron: "Senza pubblico io non gioco"

L'asso Lakers: «Io vado in campo solo per i compagni e per i tifosi...»

Quando LeBron James parla, in genere, bisogna ascoltare. Il giocatore di basket più famoso di questo scorcio di secolo ha del resto spesso dimostrato di non essere un bieco tuttologo ma di avere qualcosa in più a livello dialettico. Come il suo compianto idolo, Kobe Bryant. E allora occhio alle parole di LeBron dopo la grande vittoria dei suoi Los Angeles Lakers sui Milwaukee Bucks, che ha voluto dire certezza dei playoff: «Giocare a porte chiuse? Impossibile, io così non gioco. Io gioco per i miei compagni di squadra, per i tifosi, è questo il basket. Se arrivo e i tifosi non ci sono io non ci sto. Decidano quel che vogliono decidere». Netto e secco. Una presa di posizione, se vogliamo, persino comoda: James è un bene preziosissimo per la Nba e può permettersi di contestarne le (eventuali) decisioni senza ripercussioni, e nel contempo si tiene buoni i tifosi sottolineandone il valore per l'esperienza complessiva di una partita.

Di fatto, la Nba si era attivata proprio venerdì sera chiedendo ai club di far desistere i giocatori dal darsi un cinque alto, o dal toccare oggetti offerti loro dai tifosi per la firma, e di identificare una serie di procedure necessarie per permettere lo svolgimento di partite senza pubblico e con la presenza solo del personale "essenziale": giocatori, staff e poco più, esclusi i media ad eccezione di quelli utili alla diretta televisiva su scala locale o nazionale. La circolare interna chiedeva anche di predisporsi a misurare la febbre a tutti i presenti. Ieri sera, intanto, i Golden State Warriors hanno regolarmente giocato a porte aperte contro Philadelphia, nonostante i primi due casi di infezione a San Francisco. Quanto agli altri sport, nell'hockey Nhl al momento non sono state prese decisioni sulle partite ma da giorni l'ufficio centrale della lega ha messo in allarme i club e impedito agli osservatori le trasferte europee, proponendo la quarantena per quelli che dall'Europa dovessero tornare. Nel baseball è in corso il precampionato, che si svolge tra Arizona e Florida, in un clima familiare che ricorda certi vecchi ritiri del calcio, ovvero con molti e costanti contatti tra giocatori e tifosi, e già almeno un club ha deciso di vietare scambi di oggetti da firmare. Senza dimenticare che Nba, Nhl ed Mlb hanno squadre anche in Canada che potrebbero essere soggette a restrizioni nazionali diverse. A livello di basket di college, venerdì sera prima partita senza pubblico a Baltimore, tra le piccole Yeshiva e Worcester, mentre la Chicago State University ha annullato alcune partite, compresa una trasferta a Seattle, apparente punto di massima diffusione del virus. Il problema? Il 17 marzo inizia uno dei grandi eventi della stagione americana, il Torneo Ncaa, e il rischio che si giochi a porte chiuse è sempre più forte.

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