La lezione di Sarri ai tifosi maleducati

La lezione di Sarri ai tifosi maleducati

Si ricomincia. In tutti i sensi. Amichevoli e prime sciocchezze nostrane. La Roma ha giocato contro il Montecatini ma a porte chiuse, nessun cronista ammesso alla spettacolare esibizione, celebrata da gol in numero di dieci e anche narrata su alcuni fogli, forse con l'aiuto di un drone, di una spiata tra i canneti. Ribadito il solito disprezzo nei confronti di chi lavora e sarebbe chiamato a informare. Fenomeno presente in ogni club calcistico, si registrano conferenze stampa monolaterali, nelle quali è vietato porre domande o le stesse vengono filtrate, seguendo il metodo Rocco Casalino che ha diversi cloni nei grandi club del nord, Juventus, per dire. La Lazio, intanto, è scesa in campo mostrando due volti: quello burbero ma giustamente severo di Maurizio Sarri e la solita nebbia attorno ai casi di positività di uno o più calciatori biancazzurri. Resiste la mala educazione verso la stampa e, quindi, del pubblico dei tifosi che poco o nulla sanno e conoscono delle prime verità delle squadre. La Lazio prosegue nelle abitudini stagionali, le voci sussurrate e i silenzi non aiutano nessuno, Lotito marcia lungo la sua strada privata, Sarri, invece, ha dato un segnale forte, deciso e decisivo. Ai primi fischi e parole pesanti rivolte a un calciatore, il kossovaro Vedat Muriqi, durante le prove al tiro a rete, l'allenatore ha abbandonato il gruppo, ha raggiunto la parte vociante e ha ammonito: «se vi sento dire altre cose su Muriqi, faccio vuotare tutto», accolto da un applauso del resto della gradinata. Resta il mistero buffo dei tifosi che partono da Roma, raggiungono il Cadore e hanno pure voglia di fischiare un loro calciatore. Di solito si dovrebbe ricorrere a un controllo psichiatrico immediato sul posto. Ma, mi dicono, è il nostro meraviglioso pubblico. Si ricomincia, dunque, come prima più di prima.

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