L'Italia del dopo Covid non ritrova la vittoria e si salva con il cuore

Dopo dieci mesi di stop, solo un pari per gli azzurri: interrotta la striscia di 11 successi

Firenze Nel silenzio del Franchi, rotto solo dagli urli di giocatori e tecnici, la ripartenza è lenta. L'Italia, si vede, è in pieno rodaggio, lontanissima dai fasti di dieci mesi fa che completarono un filotto di undici vittorie di fila, abbattendo record in sequenza. Stavolta è solo un pari in rimonta, esattamente come nell'esordio in Nations League di due anni fa a Bologna (1-1 con la Polonia e un rigore molto generoso trasformato da Jorginho salvò gli azzurri). All'epoca eravamo agli inizi del ciclo di Mancini che ancora non aveva avviato la rivoluzione dei giovani e aveva Balotelli in attacco, oggi c'è una squadra matura che ha solo bisogno di ritrovare la condizione.

Muscoli imballati per la truppa azzurra (anche se il finale è stato confortante per intensità) contro una Bosnia fisicamente più prestante, brava a chiudere ogni spazio e a ripartire non appena ne ha avuto l'opportunità.

Poche le occasioni nei primi 45 minuti, più divertente i secondi con i due pali timbrati da Hodzic e Insigne e il vantaggio bosniaco siglato dal solito Dzeko (per il capitano è la 59a rete in Nazionale che corona una prestazione super) quasi subito impattato dal tiro di Sensi, «sporcato» da Sunjic.

Meglio accontentarsi di questi tempi, visto che Donnarumma dovrà allungarsi nel finale per deviare la conclusione di Visca dopo un micidiale contropiede bosniaco. Alcuni azzurri appaiono ancora indietro nella condizione: basti pensare al Sensi preferito a Jorginho (appena due allenamenti a Coverciano) che non giocava una gara da titolare dal 12 febbraio scorso - semifinale di andata di Coppa Italia tra Inter e Napoli - e che comunque segna il gol azzurro, o al Belotti poco reattivo che ha vinto il primo ballottaggio in attacco con l'amico Immobile, con staffetta a metà ripresa e anche lunedì in Olanda. È proprio il centravanti granata a regalare il primo tiro nello specchio della porta bosniaca (facile la parata di Sehic) dopo oltre mezz'ora nella quale l'Italia ha faticato a trovare ritmo e automatismi del passato. Il «padrone di casa» Chiesa, anche lui non al top, gioca al posto di un Bernardeschi tornato a casa per un problema muscolare alla coscia mentre Acerbi affianca Bonucci in difesa (causa pasticcio un'ora prima della gara raccontato sopra, con Chiellini che dovrà rinviare alla gara di Amsterdam il ritorno in azzurro dopo 15 mesi). Barella a centrocampo sembra il più in palla, nonostante abbia riposato solo una settimana dopo le fatiche di Europa League., le sue giocate mettono spesso in difficoltà. Nessun debutto, a differenza di altre gare, con Bastoni che aveva lasciato il ritiro in mattinata per un guaio muscolare.

Da Firenze, dove la carriera di allenatore del ct Mancini iniziò una ventina di anni fa, arriva il messaggio di una truppa che deve mettere minuti nelle gambe e che se vorrò essere protagonista in Nations League (girone 1 con Bosnia, Olanda e Polonia, ieri 1-0 per i tulipani, quindi lunedì non potremo perdere) dovrà alzare i giri del motore. Nemmeno i cambi - Zaniolo, Immobile e Kean - hanno portato beneficio con qualche rischio di troppo corso dalla difesa azzurra. Non eravamo più abituati al segno X, il quinto dell'era Mancini che eguaglia Sacchi nella serie delle prime venti gare da ct (13 vittorie, 2 ko e 5 pari).

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