Le sberle fanno crescere e possono rendere migliori. Non subito, serve tempo per dimenticare il rossore delle cinque dita e capire. Sono le sberle salutari, quelle che costringono ad abbassare la testa, aiutando a rialzarla . Le sberle possono addirittura spingere milioni di persone a restare incollate alla tv senza una palla che rotoli, un rosso altoatesino sull’erba, un piccolo bolognese che corra a trecento all’ora. Appassionandosi a nobili sport dove i soldi sono pochi e il sudore tanto, dove contratti e sponsor sono meno generosi ma la fatica generosissima e sempre pronta ad offrirsi. Sono le sberle del buon esempio, quelle che nella vita di tutti i giorni troppo spesso i genitori temono di dare ai propri figli e i risultati, diamine, purtroppo si vedono eccome. Sono le sberle che i “genitori” dello sport, padre nuoto e madre atletica, questa estate hanno rifilato a tutti, sì, certo, al calcio in primis, ma sarebbe riduttivo e ingeneroso limitarsi al pallone.
La pioggia di medaglie di queste settimane parla chiaro. Così come l’Italia padrona d’Europa. Nuoto e atletica genitori perché fondamenta di ogni disciplina. Per cui essere primi significa che con organizzazione e programmazione l’Italia potrebbe eccellere in ogni sport. Non è un caso che il nuoto sia il re delle Olimpiadi e l’altra la regina; hanno una caratteristica in comune: qui il talento offre solo il biglietto di ingresso, per conservare il posto serviranno fatica e impegno. Le vasche all’alba, le bracciate in mare e i tuffi all’infinito come i salti, i lanci e le ripetute in pista nelle mattine nebbiose che tolgono il fiato mentre cronometri silenziosi urlano sentenze. La doppia sberla che ha la forza di rendere migliori arriva come qualcosa che afferra i polsi e scuote lo sport italiano pochi giorni dopo il triste teatrino della ricerca di un nuovo ct del calcio; poche settimane dopo la fine di un mesto mondiale senza di noi; pochi mesi dopo la vergogna di un triplete di mancate qualificazioni e pochi giorni prima la ripartenza della messa cantata della Serie A. Da domani nuoto e atletica torneranno a lavorare nell’ombra e silenziosi, forse anche ignorati. Lo sanno bene federazioni, presidenti, direttori tecnici che hanno avuto e hanno la forza preveggente di programmare, dislocando sul territorio centri di allenamento, e investire prima di tutti sui nuovi italiani. Il nuoto del presidente ex nuotatore ed ex atleta olimpico Paolo Barelli ci riesce magnificamente da oltre venti anni; l’atletica del presidente ex atleta, ex olimpico ed ex campione europeo Stefano Mei ci sta riuscendo splendidamente da un quinquennio e ha saputo raccogliere e valorizzare quanto di buono aveva saputo fare il predecessore Alfio Giomi. Così l’italnuoto ha chiuso seconda nel medagliere europeo dietro la potenza Inghilterra solo per ori (8 a 6) ma assolutamente prima per numero di metalli (20 a 14). E l’italtletica prima assoluta per la seconda edizione di fila degli europei (10 ori a 9, 22 metalli a 19), perdipiù in casa proprio degli inglesi, perdipiù afferrando la vetta del medagliere per tre centesimi: quelli che hanno separato la staffetta 4x400 azzurra dal quartetto inglese. In fondo un messaggio anche questo: i 400 sono detti il giro della morte, sublimazione di fatica e sofferenza. E la staffetta è gioco di squadra, è Paese, è orgoglio. La sberla più bella.
