Lukaku è una sentenza. I cambi di Conte premiano gli sforzi sul mercato

La doppietta del belga risolve una brutta gara. Il tecnico la vince sfruttando la panchina lunga

Lukaku è una sentenza. I cambi di Conte premiano gli sforzi sul mercato

L'Inter riprende a correre e lo fa vincendo a Udine in modo più netto (0-2) di quanto si sia visto in campo. Merito di Lukaku, che firma la doppietta decisiva, e di Antonio Conte, che dopo un'ora azzecca la doppia mossa vincente: fuori Eriksen ed Esposito, dentro Brozovic e Sanchez. In pochi minuti, la partita si schioda e l'Inter viene a capo di un avversario difficile, spigoloso, muscolare, ma non solo. Una partita difficile da interpretare. L'assenza di Handanovic (lussazione al mignolo della mano sinistra, derby a rischio) è un problema in più per Conte, che rispetto alla sfida di andata schiera in avvio addirittura 7 giocatori differenti (più perché obbligato, che per scelta). Padelli è arrugginito, ma i difensori sono ancora una volta in ottima serata, con Bastoni in crescita da una partita all'altra: Mancini non potrà non portarlo agli Europei. Eriksen gioca in appoggio alle punte, ma non è certo esentato dai compiti di copertura. Conte gli chiede di rincorrere gli avversari e il danese è spesso sulle tracce di Mandragora e De Paul. L'argentino resta l'anima dell'Udinese, giocatore di altra categoria, per quanto stavolta parta più indietro del solito. È però centrale nel gioco friulano, capace di dettare i tempi a tutta la squadra. Quello che ancora Eriksen non riesce a fare, per quanto dimostri grande applicazione e volontà. L'impressione, ma forse è solo un'impressione, è che non sia nemmeno brillantissimo dal punto di vista fisico.

Gli altri 2 nuovi nerazzurri, occupano come previsto le fasce laterali. Moses sembra lungamente in campo per esaltare l'avversario diretto Sema, mentre Young (probabilmente in migliori condizioni fisiche) inscena un duello a tutto gas con Stryger Larsen, che solo 10 giorni fa avrebbe fatto a fette il povero Biraghi. Per l'ex United, anche il merito grande di salvare su un destro a colpo sicuro del danese di Gotti, a Padelli già battuto (38' pt).

L'assenza di Martinez è pesante e si sapeva. L'entusiasmo di e per Esposito è importante, ma non sempre può bastare. Clamoroso l'errore in avvio di ripresa, dopo il regalo di Sema e col portiere Musso a terra per il precedente intervento su Young (2' st). Rispetto ad altre, stavolta il giovane attaccante sembra anche in difficoltà fisica, forse perché sovrastato dai giganti friulani. Perciò nessuna sorpresa quando (13' st) Conte dice che è l'ora di Sanchez (per Esposito) e Brozovic (per Eriksen). A quel punto, col croato solito vertice basso davanti alla difesa, Barella torna mezzala, posizione in cui al momento sembra maggiormente a suo agio.

Non può essere un caso che a cambi appena fatti, in 2 minuti l'Inter costruisca le 2 fin lì migliori occasioni della serata. Prima Sanchez è bravissimo a liberarsi in area, calciando poi su Musso; quindi Barella nella nuova posizione, libera Lukaku nel cuore dell'area avversaria: sinistro preciso che passa tra le gambe di Nuytinck e supera Musso. A quel punto comincia un'altra partita: Lukaku e Vecino sfiorano il raddoppio (23' st), Sanchez conquista un rigore, il belga lo trasforma (26' st). Il resto è accademia. La corsa nerazzurra può continuare.