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Lupo Wolff, grinta Gattuso, autolesionismo Virtus

Da giocatore era il guerriero che copriva le spalle ai campioni dai piedi fatati e correva per tutti. Da allenatore le fortune sono state alterne e ora si gioca tutto con la maglia azzurra

Lupo Wolff, grinta Gattuso, autolesionismo Virtus
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Toto Wolff. È sempre stato un giocatore, un venture capitalist, ha fatto un patrimonio con le start up in mezzo mondo e ora il suo asset più importante è il diamante grezzo da cento carati della Formula Uno che risponde al nome di Kimi Antonelli. Toto, viso da duro e cognome da spy story da cortina di ferro ha già vinto tutto ma si vede che ha ancora fame. Il Lupo vuole ancora titoli e con Kimi ne arriveranno altri. Un manager pazzesco, in Italia manca gente così, avercene di Toto.

Rino Gattuso. Da giocatore era il guerriero che copriva le spalle ai campioni dai piedi fatati e correva per tutti. Da allenatore le fortune sono state alterne e ora si gioca tutto con la maglia azzurra che egli stesso ha amato sopra ogni altra cosa. Nel catino di Zenica in Bosnia sarà dura e basterebbe che i nostri avessero un terzo della grinta di Ringhio (nella foto), calciatore generoso e mister che merita di andare al Mondiale. Dobbiamo passare a tutti i costi, farebbe bene al morale del paese e non è retorica.

La Virtus Bologna. Per le Vu Nere la batosta nel derby di Eurolega contro Milano è stata pesante, ma l'esonero di Duko Ivanovic è stato un atto di autolesionismo incomprensibile.

Le solite malelingue invocano la presunta frattura insanabile con Carsen Edwards, eppure licenziare l'allenatore che aveva ridato un'anima e un'identità ai felsinei resta un errore madornale, un gesto di pura miopia e ingratitudine. Si parla di ridimensionamento per l'anno che verrà ma non puoi licenziare uno come lui.

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