Marquez stile Hamilton ancora davanti a tutti. Niente pace Dovi-Ducati

Marc e Honda volano, nervi tesi alla Rossa per il contratto di Andrea. Vale troppo lento

La MotoGP riparte dalla Spagna, primo appuntamento di un Mondiale profondamente compromesso dalla pandemia, esattamente come aveva finito lo scorso novembre a Valencia: con Marc Marquez primo su tutto e su tutti. Nelle ultime sette stagioni, il Marziano si è imposto ben sei volte (ad infastidirlo solo Lorenzo nel 2015) e quest'anno lo spagnolo della Honda punta al nono titolo iridato per uguagliare un certo Valentino Rossi, fermo a 9 successi dopo che il 10° titolo era sfumato nel corpo a corpo con lo stesso Marquez nel 2015. La prima giornata di libere a Jerez conferma che è lui l'uomo da battere. Suo il miglior tempo (1'37"350), anche record della pista, ma gli avversari non mancano. Yamaha conferma un ottimo stato di forma con Viñales, ora capitano, secondo ad appena 24 millesimi. Tra i contendenti anche Quartararo, quest'anno chiamato a fare la differenza su una Yamaha ufficiale, le Suzuki di Rins e Mir, che sembrano saper sfruttare al meglio le nuove Michelin, e le Ducati di Dovizioso e Petrucci.

E se la competitività di Marquez è una conferma come, in F1, il miglior tempo sull'asciutto di Hamilton nella prima giornata di libere in Ungheria - sono tante le incertezze. Preoccupa infatti la situazione Covid, che la MotoGP come la F1 sta cercando di esorcizzare chiudendo il paddock in una bolla (ieri però 2 casi all'Hungaroring). Resta poi l'incognita di come risponderanno i piloti al nuovo calendario compresso (13 gare in 4 mesi) con diverse doppiette. I piloti saranno costretti a prendersi più rischi, ma è vietato farsi male perché il recupero diventerebbe complicato. Lo sa bene Dovizioso, operato alla clavicola lo scorso 28 giugno, tornato in pista in tempo record per difendere il ruolo di vice-campione che detiene dal 2017. Il 2020 poteva essere l'anno della zampata finale e a Borgo Panigale il Team di Gigi Dall'Igna ha lavorato sodo in inverno per recuperare il gap dalla Honda anche in termini di velocità di punta. Quello che sembra mancare, però, oltre all'ottimale gestione della nuova gomma posteriore della Michelin sulla GP20 (Dovi 4° tempo nella combinata, 1'37.471), sembra essere la tranquillità nel box. Confermato Miller per il biennio 21-22 al posto di Petrucci (il prossimo anno in KTM), il Dovi è impegnato in un estenuante braccio di ferro con Ducati per il rinnovo. Lo scoglio resta la proposta d'ingaggio, fortemente ridotto. Il budget sul tavolo risente infatti della crisi post-pandemia. Dovi è l'unico tra i big ancora senza una sella. Diversa invece la situazione di Rossi. Con un posto garantito nel team Yamaha Petronas, il Dottore sta definendo gli ultimi tasselli della squadra. «Manca solo la firma», ha assicurato. Certo che l'inizio non è stato proprio incoraggiante. Il Dottore ha chiuso ieri 13° nella classifica combinata ed ha girato sul passo con un mezzo secondo di ritardo dai migliori. Se non altro è deluso anche Quartararo, solo 17°.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti
Ritratto di hernando45

hernando45

Sab, 18/07/2020 - 17:34

Secondo me il famoso accordo segreto tra Todd e la Ferrari per i motori dell'anno scorso. Prevede la clausola che per tutto l'anno in corso i motori Ferrari gareggino con UN PISTONE in meno!!! Altrimenti non si spiega un distacco sul giro di quasi UN secondo e mezzo di oggi, su una pista dove lo scorso anno i distacchi erano di MILLESIMI!!! AMEN.