"Moto meno interessanti perché Vale è senza eredi. Forse l'unico era il Sic..."

Il manager che nel 1996 portò Rossi nel Mondiale legge il futuro del primo campionato senza di lui

"Moto meno interessanti perché Vale è senza eredi. Forse l'unico era il Sic..."

La MotoGP è uscita dalla bolla in cui l'hanno rinchiusa due anni di covid. Nel paddock le mascherine sono ancora d'obbligo, ma l'isolamento è finito, ci si può muovere liberamente dentro e fuori il circuito. Si ritrovano vecchie abitudini, ma non Valentino Rossi, riferimento di un quarto di secolo. Oggi motori accesi in Qatar e domenica il primo Gp senza di lui, che mancherà, lo sa bene Carlo Pernat, il manager che gli fece firmare il primo contratto con l'Aprilia. «Così come nella storia c'è un avanti e un dopo Cristo, nel motociclismo c'è un prima e un dopo Rossi. È un parallelo forte, ma ci sta, perché il Mondiale non sarà più lo stesso, non a livello di interesse planetario, di spontaneità, di comunicazione, di quelle cose che Valentino ha portato negli Anni Novanta. Le tante persone che si sono avvicinate alla moto attratte da lui e non dal nostro sport, di cui capivano magari poco, le perderemo, quella macchia gialla che c'era nei circuiti si dissolverà, magari non subito, magari non completamente».

C'è un pilota italiano che possa provocare un nuovo effetto Rossi?

«Non credo, Valentino non ha eredi; il solo che poteva avvicinarsi a lui era Marco Simoncelli, perché aveva tante caratteristiche simili alle sue».

Il motociclismo di oggi deve puntare sullo spettacolo?

«Secondo me sì. Quest'anno c'è molto equilibrio e questo è importante perché porta spettacolo e quindi interesse. Poi è chiaro che se arriva il personaggio è tanto di guadagnato perché fa da traino. Ricordiamo bene i tempi di Agostini, Lucchinelli e via discorrendo. Oggi siamo davanti ad un cambio generazionale, con tanti giovani saliti di categoria. Ne vedremo gli effetti sul medio periodo, per il presente il motivo di interesse è l'equilibrio della sfida».

La Ducati diventerà la Ferrari a due ruote?

«È difficile dirlo perché la Ferrari ha più storia e un grande personaggio che l'ha ispirata. Una storia prettamente italiana ancora molto significativa. La Ducati è rinata nel 1996 quando la comprarono i fratelli Castiglioni e ci fu la svolta da cui è partito il nuovo corso. Perché Ducati diventi la Ferrari ci vorranno tempo e risultati, perché se vinci due o tre mondiali di seguito allora le cose cambiano».

Ducati avrà otto moto in pista e cinque piloti italiani.

«Credo abbia fatto la politica giusta: schiera molte moto e ha ingaggiato un bel numero di giovani nostrani che sono una bella scommessa da portare avanti negli anni».

«Chi lo vince il Mondiale?

«Non sono un mago però ho una mia rosa di pretendenti: Marc Marquez perché la Honda ha fatto una gran moto; ha coinvolto tutti i suoi piloti nello sviluppo ed è arrivata ai test 2022 con una moto molto competitiva. Poi ci sono Mir e Rins, perché la Suzuki aveva già presentato lo scorso anno un motore nuovo ed è riuscita a sistemarlo guadagnando in potenza. La Ducati ha in Bagnaia il suo uomo di punta: l'avere rinnovato con lui per due anni è un segno di fiducia verso il pilota e di consapevolezza di poter vincere il mondiale con lui. Poi ci metto Quartararo perché è il numero uno e un campione vero, anche se non è molto contento della velocità della Yamaha. A questi aggiungo due sorprese: lo spagnolo Martin e Bastianini che per me potrebbero arrivare nei primi cinque e si giocano il posto a fianco di Bagnaia per il 2023. Tra le sorprese metto anche l'Aprilia che ha fatto una buona crescita anche grazie alle concessioni tecniche che ha. Se Viñales si mette a posto mentalmente può essere da top five».

Come la vive il paddock la guerra di Ucraina?

«Ne parliamo tutti, sicuramente quando entreremo nel vivo del Gp lo faremo meno, ma se ne parla perché non si può essere indifferenti a quello che succede. Bombardare vecchi e bambini è criminale. La storia si ripete».

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