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Mou e l'ossessione Dybala nella corsa a un altro trofeo

Niente pretattica, solo 131' per la Joya nell'ultimo mese e mezzo

Mou e l'ossessione Dybala nella corsa a un altro trofeo

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Roma. Il barbecue organizzato a Trigoria con staff e squadra ha consentito di attenuare la tensione di questi giorni. Ma quella caviglia dolorante di Paulo Dybala non fa dormire sonni tranquilli a Josè Mourinho. E se lo Special One non finisce mai di sorprendere, stavolta è difficile pensare a semplice pretattica sull'impiego del giocatore argentino nella finale di Budapest. «Non stiamo nascondendo nulla, spero di averlo almeno per la panchina...», così Mou nel Media day organizzato dall'Uefa come tappa di avvicinamento all'atto conclusivo di Europa League. Non è un mistero: la Joya sta trascorrendo più tempo con i medici e i fisioterapisti che in campo con i compagni di squadra. Tanto che nell'ultimo mese e mezzo ha giocato 86 minuti in Europa e addirittura 45 in serie A su un totale di 11 gare disputate dai giallorossi. «Se mi potrà dare 15-20 minuti sarò già contento...», ha sottolineato Mou che ha ricordato come contro il Feyenoord nel ritorno dei quarti entrando dalla panchina ha permesso alla Roma di andare ai supplementari.

Venti anni dopo la prima finale giocata (e vinta) con il Porto si sente «migliorato, anche se ho lo stesso Dna». Il gusto della polemica e delle punzecchiature resta un suo tratto caratteristico, anche se a parole non vuole «pressioni, ma solo il piacere di giocare questa finale». Farebbe volentieri a meno della gara di Firenze - la corsa al piazzamento Champions non può più passare dal campionato e questo lo dice chiaramente quando afferma che «l'aspetto più difficile è dover fare i conti con cambi e infortuni, non è il caso di andare solo con i bambini perchè la Fiorentina ha 25 giocatori dello stesso livello». Cosa che evidentemente non ha la sua Roma, possiamo leggere fra le righe.

E se il futuro di alcuni suoi colleghi si sta già scrivendo, quello del portoghese non è il tema del giorno. «Il mio unico focus è la finale, non c'entra nemmeno il discorso che andremo in Champions se vinciamo, vogliamo solo giocarla, tutto il resto è secondario - così Mou -. Non mi piace parlare prima e non sto pensando a me stesso, ma a giocatori e tifosi. Ho sempre dato tutto e la gente lo ha capito perchè non è stupida. Poi tra il vincere e il non vincere c'è una linea sottile...».

Quella che ancora lo lega a una piazza di cui ha saputo vestire l'abito come sa fare bene. Se poi le regalerà la seconda Coppa di fila, resterà nella storia romanista. Intanto anche senza sapere se resterà lui in panchina, sono già staccati 20mila abbonamenti per la prossima stagione...

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