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Napoli saluta Spalletti. E Simeone porta Diego dentro al Maradona

Il tecnico: "Quanta felicità mi avete dato...". Cholito, gol e quelle parole: "Qui spinto dal Pibe"

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Alla festa Diego non poteva mancare. L'ha ringraziato Simeone, dopo aver segnato un favoloso gol e mostrando la numero dieci alla tribuna, dove erano sedute Giannina e Claudia, figlia ed ex moglie del Pibe. Lacrime, certo, come quelle di Fabio Quagliarella, all'ultima in A dopo oltre 500 gare, proprio nella sua città. Ma per tutti sono lacrime di gioia. Per un'altra festa, ultima tappa forse di due mesi di baldoria continua, culminati con la coppa alzata al cielo, consegnata nelle mani di capitàn Di Lorenzo da Lega calcio e Governo, e la nota stonata non è passata inosservata, a Napoli nessuno ha gradito: assente il numero uno del calcio italiano, il presidente federale Gravina. La partita contro la Sampdoria è andata come doveva andare: i campioni d'Italia in perenne controllo della gara, lenti e mai pericolosi nel primo tempo, con un altro ritmo nella ripresa quando Raspadori ha creato superiorità sulla trequarti facendo saltare il tir difensivo dei doriani. Ha sbloccato Osimhen dal dischetto, più bomber che mai del torneo, ha chiuso Simeone con un gol incredibile e con parole da brividi: «Sono qui perché mi ha mandato Diego».

Anche Spalletti non ha saputo trattenere l'emozione, occhi lucidi al momento della premiazione. Chissà per quanto tempo soffrirà ancora: «È difficilissimo staccarsi dalla squadra e dalla città, è una roba incredibile quello che sta accadendo in queste settimane, Napoli ha insegnato a tutto il mondo come si festeggia e quanto una squadra di calcio sia importante per la sua città. Da nessuna parte si riceve tutta questa felicità e diventa difficile gestirla perché è troppa. Sembra quasi di essere dentro il cuore della città che batte forte. Le lacrime di Udine? Basta una volta però ti emozionano, è difficile essere al livello della nostra gente, contraccambiare è impossibile».

È difficile staccarsi ma questo non significa aver avuto qualche ripensamento. «Non se ne fanno, io devo essere fedele a me stesso. È una decisione che ho preso e vado in questa direzione. Adesso mi sposterò di dieci metri, dalla panchina faccio un passo indietro, mi accomodo in tribuna e farò il tifo per il Napoli. Di certo non mi metterò a gufare e non allenerò contro il Napoli, contro la mia squadra. Sto fermo e basta».

Chi verrà dopo Spalletti? «Non lo so, diventa molto difficile dare consigli perché ognuno vede il calcio alla propria maniera. Una cosa però al mio erede la dirò: fidati di questi ragazzi perché fanno scorrere la palla come pochi. Possono giocare anche con il pilota automatico, con loro sarà sempre un bel vedere». Tempo qualche settimana e vedremo, De Laurentiis ha detto che ballano una decina di nomi. L'ultimo, il più suggestivo, è stato smentito dalla Federcalcio, cioè il ct Mancini in azzurro e Spalletti a Coverciano. Solo un nome, uno dei tanti, come quello di Italiano, molto gettonato: bocche cucite, però, fino alla finale dei viola in Conference.

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