No Ibrahimovic, no party. Ma per il Milan a Lille arriva un pareggio utile

Rossoneri raggiunti dopo il gol di Castillejo. E Zlatan vede il ct svedese: tornerà in Nazionale

«Oltre a Ibra, il Milan ha molto altro» sostiene sicuro Paolo Maldini prima che i senza Ibra raggiungano il pari, che è poi il risultato richiesto per restare in traiettoria qualificazione. A questo punto può bastare piegare la resistenza del Celtic il prossimo giovedì per guadagnare la promozione alla fase successiva di Europa league. A proposito di Ibra: anche in Svezia han capito la lezione. Ieri si sono presentati a Milano il ct Andersson e il segretario della federazione, ospite di Zlatan. Prima di ripartire han dato la notizia: «Ci rivedremo a marzo». Che vuol dire allora che Ibra in quella occasione tornerà ancora in giallo e darà una mano ai ragazzi del suo paese che devono crescere. Un po' come quello che sta facendo a Milanello.

Ieri sera il Milan porta a casa dinanzi al rivale più accreditato del girone il risultato utile che in parte fa dimenticare la secca sconfitta domestica subita dai francesi all'andata. È la squadra guidata ancora da Daniele Bonera a sgabbiare in vantaggio con una bella combinazione all'alba della ripresa che è un perfetto triangolo: lancio di Tonali (il primo e forse anche l'unico), scatto portentoso di Rebic che punta l'area, chiama il portiere all'uscita e serve secco Castillejo (in evidente progresso di condizione fisica) che timbra il cartellino del gol a porta vuota.

A quel punto il Lille deve impegnarsi nella risalita che gli riesce a metà della ripresa con Bamba, capace di trovare l'angolo lontano e scoperto di Donnarumma. È l'unico pericolo corso, pagato a caro prezzo anche perché nel frattempo le occasioni apparecchiate dai milanisti nella ripresa non sortiscono effetto alcuno. E la spiegazione è presto fornita: Hauge, alla prima da titolare, dimostra d'essere ancora troppo acerbo per una sfida di questo livello. Nella prima parte lanciato da solo in area non fidandosi del destro sbava il passaggio per Rebic. Si ripete nella ripresa: stessa soluzione intercettata dai difensori. Hauge, il norvegese segnalato dal gol del 3 a 1 a Napoli, non è ancora pronto per recitare nel Milan che punta in alto, al pari di Tonali non sempre in possesso delle qualità utili per giostrare a metà campo in compagnia di Bennacer. Nella ripresa, per risparmiare energie (domenica c'è la Fiorentina), entrano un po' di rinforzi dalla panchina, da Brahim Diaz a Colombo per finire con Krunic, in modo da consentire a Rebic, Calhanoglu di fermarsi all'ora di gioco.

Da quello che si intuisce è un piano preparato alla vigilia. Lo spagnolo è quello che promette più di tutti. Perché ha palleggio, talento, non il fisico e spesso finisce per essere rimbalzato dai colossi francesi schierati in difesa che lo prendono al guinzaglio. Chi invece, a dispetto dell'età, continua a fornire prove di grande affidabilità è Gabbia, sostituto nella serata di Romagnoli. Gioca e si comporta come un veterano anche perché al fianco di Kjaer è più facile fare un figurone.

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