Quel miliardo e mezzo che non vede la coppa

C'è una folla di un miliardo e mezzo di persone che non vedono il mondiale di calcio

Quel miliardo e mezzo che non vede la coppa

C'è una folla di un miliardo e mezzo di persone che non vedono il mondiale di calcio. Non per scelta ma per divieto. Sono i cinesi, è la gente di Pechino e di Shanghai e del resto del Paese. Il regime comunista sta limitando le libertà individuali, l'alibi del ritorno del Covid, permette al governo di bloccare ogni movimento libero individuale e collettivo, chiusi gli esercizi commerciali e caccia poliziesca a chi non si sia vaccinato o accusi in pubblico qualche colpo di tosse o uno stato febbrile, le forze dell'ordine picchiano duramente, caricano, con i manganelli, arrestano, rinchiudono gli appestati in vetture prigione, li trasportano all'ospedale o nelle caserme di polizia. Ma ciò che stranisce è la televisione cinese che non manda in onda le immagini degli stadi del Qatar e dei luoghi di ritrovo dei tifosi, dove migliaia di spettatori circolano liberamente, senza alcuna protezione al viso, niente maschere, né nelle strade e nemmeno negli stadi, folla assiepata e urlante, dunque immagini pericolose che inviterebbero all'emulazione e poi alla ribellione. Vengono trasmessi soltanto i gol ma la diretta delle partite è proibita, la festa dei calciatori dopo ogni gol o a fine incontro, è oscurata.

Questo è il sistema del governo monopartitico con la bandiera rossa a cinque stelle, questo l'ordine di Xi Jinping, nessun bracciale arcobaleno, nessuna genuflessione a centrocampo, nessuna forma di protesta è consentita eppure un cartello che diceva Free China, no XI Jinping, ccp (partito comunista cinese). È un altro mondo, dinanzi al quale il resto della comitiva manifestante resta silenzioso, omertoso, complice. La Cina è lontana e il mondiale in Qatar lo conferma.

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