Roma e Inter in coppa tra indiani e aquile

I giallorossi made in Usa contro il club che ha «battuto» i nativi americani

Roma e Inter in coppa tra indiani e aquile

La partita di Europa League della Roma non può certo essere presentata come Sfida all'O.K. Corral, ma quando c'è di mezzo il Gent il richiamo all'epopea western non è fuori luogo. Il logo dei belgi raffigura infatti un capo indiano pellerossa, le loro mascotte sono due nativi americani e il soprannome del club è Bufali. Tutto ebbe origine nel 1904 quando nella città di Gent (Gand in vallone) si tenne uno spettacolo del Buffalo Bill's Wild West Show, che aveva come vedette proprio il noto cowboy. Fu un successo enorme, tanto che anni dopo i dirigenti di un'antica polisportiva chiamata La Gantoise decisero di adottare la simbologia western. Nessuno avrebbe potuto immaginare che un giorno la società sarebbe stata invitata, nel nome del politically correct, a rimuovere logo e mascotte in quanto ritenuti razzisti. La richiesta è arrivata da Suzan Shown Harjo, attivista per i nativi americani le è valsa la Presidential Medal of Freedom, la massima decorazione civile negli Usa. Tra le varie battaglie della Harjo c'è stata anche quella della rimozione dei loghi indiani dalle società sportive americane, su tutte quella contro la franchigia di NFL dei Washington Redskins, finita senza successo di fronte ai giudici dell'Alta Corte. Nessuno strascico legale invece con il Gent, che ha incassato il sostegno della Federcalcio belga e dell'amministrazione cittadina sul carattere non discriminatorio dell'utilizzo di tali simboli, rimandando al mittente qualsiasi accusa. L'unica concessione il cambio del nome della mascotte femminile, Squaw Mel, alla quale è stato tolto il nome squaw, espressione volgare che, nella lingua dei nativi americani, indica i genitali femminili. Perché la Harjo, la cui battaglia ha portato due terzi delle società Usa a modificare i propri loghi, si è accorta del Gent solo nel 2015? In quell'anno il club ha vinto per la prima volta in 115 anni di storia il campionato belga, accedendo alla Champions ottenendo visibilità internazionale.

Più comune il logo del Ludogorets avversario dell'Inter stasera: un'aquila, animale poco amato dai nerazzurri alla luce del ko di domenica contro la Lazio. Con uno Scudetto da giocarsi e un allenatore mai granché brillante sul palcoscenico europeo, l'Europa League per l'Inter rimane un punto interrogativo. Ma forse i bulgaro-brasiliani (8 i verdeoro nella rosa del Ludogorets) rappresentano un ostacolo troppo tenero per testare le effettive motivazioni di Conte in Europa League che riparte con la novità VAR, allineandosi con un anno di ritardo alla Champions. Tra aquile e indiani, Conte fa turnover e Fonseca allontana i problemi di spogliatoio.