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Sascha cerca l'antidoto al veleno azzurro

Zverev a Parigi ha imparato a sopravvivere al suo veleno, l'Italia

Sascha cerca l'antidoto al veleno azzurro
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Ci sono veleni che non uccidono. In Italia lo sappiamo bene. Ma se Giulietta ha potuto svegliarsi per decidere il proprio destino, Zverev a Parigi ha imparato a sopravvivere al suo veleno, l'Italia. Perché nel 2026 ha disputato fino a Wimbledon 11 tornei. Per ben sette volte la sua corsa è finita contro il tricolore. In sei di queste, consecutive, ha perso. Quattro con Sinner e una con Cobolli e Darderi. L'allergia italica è stata pesantissima, ai limiti del dramma sportivo e psicologico. Con Darderi al Foro addirittura 0-6 al terzo set. Con Sinner in America ha servito e giocato a volte benissimo, perdendo comunque e sempre due set a zero. Un incubo. Un veleno, appunto. Da quell'abisso, però, è riemerso a Parigi lo scorso 7 giugno. Vincendo, alla soglia dei 30 anni, il suo primo Slam proprio contro un italiano, Flavio Cobolli. La vittoria del Roland Garros, in 5 set e con fatica, può aver sbloccato quel veleno e cambiato la testa a un ragazzo fragile, ma sicuramente formidabile in un campo da tennis? La risposta arriverà dalle 17 sul campo centrale di Wimbledon, dove Sinner sogna la doppietta sull'erba dopo il trionfo 2025 con Carlos Alcaraz, e Zverev cerca invece una doppietta di Slam consecutivi per certificare di essere guarito.

Sinner si troverà davanti un giocatore diverso, più cattivo e meno impaurito rispetto alle mattanze di Montecarlo e Indian Wells. Perché Sascha può aver capito come sopravvivere a qualche veleno. Ma per digerire il più grande tennista italiano di tutti i tempi, ne serve ancora.

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