Che peccato. Che grande occasione persa. Infantino Gianni avrebbe guidato il torpedone che avrebbe portato la nazionale iraniana al mondiale. Per fortuna del popolo di Teheran ci hanno pensato loro, senza l'intervento del driver italosvizzero. La dichiarazione è del capo delle Fifa, una quattro stagioni capace di riverire il mondo e il mondiale ma per astuzia e interesse privati, ha dunque detto di essere fiero che l'Iran sia al mondiale, che il prezzo dei biglietti sia inferiore a quello degli sport negli Stati Uniti, dimenticando che in quel Paese il soccer, il calcio, è una cosa ancora distante dal baseball, dal superbowl, dall'hockey su ghiaccio, dalla pallacanestro, roba che se gestita da Infantino allontanerebbe il popolo dagli stadi o dai palazzetti. Ma è inutile infierire o insistere, Infantino Gianni è così se vi pare, uno, nessuno centomila (euro), uno che spaccia populismo e solidarietà e poi dice "mi dispiace" per l'arbitro somalo che è stato espulso dopo essere finito al gabbio, senza un solo fiato dei suoi 51 colleghi e 88 assistenti e 30 delegati al Var, omertosi come i vertici di questa Fifa che, secondo il Times, ha organizzato il mondiale "degli eccessi" e pagherà per questo, invece incasserà, come già accadeva con Joao Havelange e Sepp Blatter che, almeno, a differenza di Infantino non avevano fatto carriera alla spalle del capo.
Ma così vanno le cose, la Fifa è nelle mani di un uomo che è arrivato a farsi un selfie davanti alla salma di Pelé, dunque che volete sia un mondiale in tre paesi, un mondiale che espelle un arbitro, un mondiale che nega l'accesso alla metà della delegazione iraniana, un mondiale che usa i cani antidroga per annusare Fabio Cannavaro e la nazionale uzbeka. Dopo il Nobel della pace calcistica a Trump è urgente un Premio Pinocchio d'oro per Infantino. Prevedo la coda dei votanti.