Siamo pronti. E ora tutti sulla Luna per la grande sfida Made in Italy

La barca di Prada-Pirelli, 21 anni dopo, va a caccia dell'America's Cup. I rivali sono gli stessi: i detentori di Emirates New Zealand

Siamo pronti. E ora tutti sulla Luna per la grande sfida Made in Italy

Per Luna Rossa è il momento della verità: questa notte alle quattro in Italia partirà finalmente la prima regata della edizione numero 36 della Coppa America che la vedrà scontrarsi con Emirates Team New Zealand. La barca italiana non è mai stata così vicina al risultato finale: ha un ruolino di marcia nelle regate di selezione del tutto invidiabile, con una sconfitta in 12 regate delle semifinali e finali della Prada Cup. Il team guidato da Max Sirena è solido, preparato, finanziato. Ha avuto tutto quello che serviva per costruire la velocità. L'incontro è una rivincita delle grandi regate del 2000 proprio a Auckland, finite con un secco 5 a zero e dove lo skipper Sirena era un prodiere. Luna Rossa allora era una debuttante, nell'incoscienza della gioventù tutto era un successo e gli errori facilmente perdonati. Adesso la barca voluta da Patrizio Bertelli è alla sesta sfida, ha un'esperienza incredibile, ha speso quel che serviva e in un certo senso non ci sono più voti di incoraggiamento da assegnare. Questo, ovviamente, vale anche per il Defender neozelandese, che non ha mancato di arroganza nei giudizi in questi giorni di vigilia con toni del tipo «li faremo a polpette» e meriterebbe un bel calcio nel sedere. Nessuno mette in dubbio l'abilità dello squadrone di Grand Dalton e Peter Burling, che hanno piegato gli americani a Bermuda e in tema di rivincita c'è anche quella personale tra Jimmy Spithill, che era su Oracle, e Burling. A Auckland da tempo si è perso il fair play tra i concorrenti e non si dimentica la dichiarazione di Sirena «Dalton non è più un amico». Lo erano davvero.

Le due barche hanno caratteristiche diverse, nella forma dei foil più estremi per i neozelandesi, nella disposizione degli uomini, nel modo di muoverli a bordo. Di solito quando le cose sono così si dice «uno dei due ha sbagliato». Per scoprirlo basterà poco: qualche minuto della prima regata potrebbe essere sufficiente. Certo, due barche così diverse hanno attitudini diverse e le condizioni meteo potrebbero giocare un ruolo importante. Luna Rossa ha dimostrato di potersi muovere con grazia e velocità anche con vento debole e la settimana, soprattutto alla fine, sembra essere adatta alle sue caratteristiche. Gli italiani si sentono sicuri anche con vento forte dove non hanno mai mostrato incertezze e perdite di controllo. Te Rehutai, il nome maori dello scafo kiwi, potrebbe essere più forte con vento medio, tra 14 e 18 nodi.

La scommessa è anche sulle qualità degli equipaggi, soprattutto quella di partire in testa e controllare l'avversario che come sempre, a parte poche eccezioni, dà un grande vantaggio. Lo schema dei due timonieri con Jimmy e Checco ha già dimostrato di funzionare e i kiwi hanno provato a copiarlo utilizzando da un lato il randista Glenn Ashby.

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