"Dieci anni fa io ero come lui". Il futuro di Jannik Sinner è scritto nelle parole di Novak Djokovic, e non è solo questione di vincere Wimbledon. Oggi andrà a caccia del suo quinto Slam con Zverev (ore 17, diretta Sky e TV8), ma tutto quello che è successo negli ultimi mesi ha chiarito quanto il numero uno del mondo abbia bisogno di nuove certezze. E di sicuro il secondo titolo consecutivo sull'erba di Londra può aiutare a chiarire la strada da prendere. È stato un torneo costruito sulla cautela, una parola che nella prima parte dell'anno sembrava essere stata un po' abbandonata. Sinner ha rispolverato il suo dominio in crescita, piano piano, alla ricerca dell'antidoto all'incertezza che fisico e testa gli hanno messo sulla strada. La semifinale è stata un ritorno al futuro, e lo ha detto lo stesso Djokovic: "Mi ha dato una lezione: una volta ero io il miglior ribattitore del circuito, oggi risposta e servizio di Jannik sono incredibili". Da qui si parte per costruire i prossimi dieci anni.
"Giocherò poi in Canada e a Cincinnati? Questa conversazione con la mia squadra la farò dopo la finale": la risposta data in conferenza stampa da Sinner mostra che quanto successo a Parigi è ancora all'ordine del giorno. I primi Masters 1000 sono andati veloci e affollati come le sue pubblicità che passano in Tv ad ogni cambio di campo, il tema ora è vivere il presente per liberarsi dal demone del Roland Garros senza dover per forza inseguire record (ovvero conquistarli tutti nello stesso anno) che finiscono per essere un'arma a doppio taglio. Con Zverev Jannik ha un filotto di nove vittorie consecutive, però il tedesco non è più il fantastico perdente di un paio di mesi fa, "ora è diverso, più convinto". La vigilia è stata costruita con cura, due ore in campo con due sparring partner, il clima nel team è sereno (anche se si dice che Umberto Ferrara, il preparatore, lascerà a breve).
Jannik si è anche fermato assistere all'allenamento di Alfie Hewitt, campione di tennis in carrozzina, nulla è lasciato al caso insomma: "Non sottovaluto nessuno, figurati Sascha". Neppure se stesso, non più.Finale donne: Noskova b. Muchova 6-2, 5-7, 6-3