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Sinner, Zverev e le migliori versioni di loro stessi

Sul centrale di Wimbledon è andata in onda una partita strepitosa

Sinner, Zverev e le migliori versioni di loro stessi
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Big Little Lies (piccole grandi bugie) è stata una fortunata serie con protagonista la meravigliosa Nicole Kidman. E proprio sotto i suoi occhi sul centrale di Wimbledon è andata in onda una partita strepitosa. Dopo nove vittorie consecutive, alcune per manifesta superiorità e con un parziale di set che recitava 19-2 per Sinner, Zverev ha regalato la miglior versione di se stesso. Una piccola grande bugia. Durata due ore. Perché lo Slam vinto, seppur in modalità Steven Bradbury, con Sinner quasi svenuto e Alcaraz lungo degente, nella testa ha portato un click. Una forza mentale diversa, non più un bel perdente di successo, ma un vincente. E quindi se Sinner serviva bene, lui meglio. Jannik disegnava punti, lui pure. Incredibile. Addirittura ace sul set point nel tie break del primo, e diversi nei vari momenti sul 30-30: non il solito Zverev, ma un solido Zverev.

Sinner però è un computer, un fantastico accumulatore di informazioni e dopo aver sofferto senza mai riuscire ad avvicinarsi ad un break, verso la fine del secondo set ha improvvisamente variato il modo di rispondere. Dopo una chiacchierata flash con Vagnozzi e Cahill, è finita la mattanza tedesca figlia dell'80% di prime e di una perfezione disumana. Ed è cominciato un altro match: di tennis, ritmo, talento e smorzate, e non solo di bastonate.

E così gli altri due set sono stati più fedeli al copione degli ultimi anni, con Sinner a gestire e Zverev a lanciare la racchetta. Pur restando sempre sul pezzo fino al 6-7 7-6 6-3 6-4 finale. Secondo trionfo consecutivo italiano a Wimbledon, quindi. E questa no, incredibilmente, non è una bugia.

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