A spallate ecco il nuovo Rossi. Marquez, un sorpasso alla Vale

MotoGp, il baby fenomeno spintona all'ultima curva Lorenzo ed è 2°. "Mi sono ispirato a Valentino". Vince un super Pedrosa

A spallate ecco il nuovo Rossi. Marquez, un sorpasso alla Vale

A Jerez de La Frontera, Scala del motomotorismo mondiale, ma sarebbe meglio chiamarla arena o plaza de mototoros, ha vinto Daniel Pedrosa. Su Honda. In pochi se ne sono accorti, però. È il destino storto, dispettoso, talvolta crudele di chi è un gran uomo, nella fattispecie un gran pilota, ma a cui manca Quel Qualcosa con la maiuscola. Quel Qualcosa che invece non manca per nulla, anzi ne ha in avanzo, a Marc Marquez. Il baby rivelazione della MotoGp, benché secondo, è come fosse giunto primo. Più che primo. Perché Quel Qualcosa è merce preziosa, non si trova in giro. Appartiene al dna. E modella il talento e condiziona gli eventi, trasformando un semplice podio in qualcosa da ricordare. Baby Marquez è riuscito in tutto questo. Con un gesto complicatissimo per noi, ma a suo modo semplice per chi vive di accelerate, pieghe, frenate: ha dato una spallata grande così a Lorenzo che gli è valsa il secondo posto. Marc sa però che Quel Qualcosa che ce l'hai o non ce l'hai impone una regola: quando decidi per una manovra corsara, quando la sfoderi per beffare o umiliare l'avversario, lo devi fare come si deve. Non è un jolly da sprecare o mettere in pista malamente.

Ieri Marquez avrebbe potuto dare la spallata a Lorenzo in un altro giro, non nell'ultimo come ha fatto, e non sarebbe stata più la stessa cosa. E così avrebbe sprecato il jolly. Peggio. Avrebbe potuto scegliere curva diversa e non quella che da tre giorni porta il nome dell'iridato spagnolo. E l'avrebbe sprecato. Peggio ancora. Marc avrebbe addirittura potuto scegliere, come ha fatto, il tornante “Lorenzo” per superare Lorenzo, magari optando per una manovra scorretta ma senza dare la famigerata spallata, senza impiegare quell'irriverente fatti-più-in-là. E avrebbe sprecato l'occasione per entrare nella storia del motomondo. Perché nessuno avrebbe associato il suo sorpasso a quello fin lì unico fra Valentino Rossi e Sete Gibernau, stesso punto, anno 2005. Non a caso Marc, diabolico, dirà: «Mi sono ispirato alla manovra di Valentino...»; e non a caso Vale, che l'ha già eletto a suo clone, non ci cascherà: «Sono certo che Marc sia molto furbo, ma che non abbia fatto quel passaggio ispirandosi a me, gli è venuto e basta».

Nel creare il personaggio, oltre alle vittorie, servono infatti sfrontatezza al debutto e contrasti. Come la faccia da bambino e la cattiveria in gara, come le spallate e gli occhi grandi da cerbiatto innocente. Tutte caratteristiche queste che, a farci attenzione, erano fin qui riassunte in un solo altro pilota: Valentino Rossi. Ed ecco la riprova. Quel Qualcosa, che alcuni hanno e altri no, di solito porta in dote anche un discreto fondo schiena. Perché a Marquez è riuscito tutto ciò nel giorno in cui, su una della sue piste preferite, Rossi ha invece mancato il podio ed è stato tradito da una Yamaha divorata dalla Honda. Un Rossi non contento anche di se stesso, visto che il compagno Lorenzo sul podio c'è salito, e per di più cinque secondi davanti a lui. «Sono deluso, volevo il podio» ammetterà schietto «e non riesco a sfruttare bene queste gomme, devo trovare il modo di farle lavorare all'inizio, col serbatoio pieno... ma anche la Yamaha si deve dare da fare per recuperare sulla Honda». E così l'impresa di Marquez è stata amplificata dal maestro in difficoltà.

Fatto sta, eccoci tutti a decantare Marc, ad esaltarlo, eccoci tutti nostalgicamente presi a individuarne le molte somiglianze con Valentino giovane e tutti dimenticandoci del suo passaporto. Quasi ci stessimo convincendo che il suo parlare bene italiano lo renda italiano. Un po' come accade con Alonso alla Ferrari. Perché la verità vera è che baby Marquez ha dato una spallata anche a tutti noi. Sui luoghi che hanno creato il mito Rossi e nel giorno in cui il mito ha corso gara grigia, la spallata di Marquez ci ha fatto capire che la festa italica è finita da un pezzo. Che l'Italia nel motomondo è Valentino Rossi con la sua enorme esperienza, con il suo meraviglioso talento, ma anche e soprattutto con i suoi anni. Dietro, il nulla. Mentre con Marquez sul podio c'erano Pedrosa davanti e Lorenzo dietro. Mentre nella Moto3 e Moto2 in vetta al podio c'erano altri due spagnoli. Poveri noi...

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