"Vado ad allenarmi sul pavé così faccio scuola di Tour"

La corsa francese quest'anno è l'obiettivo stagionale di Vincenzo Nibali. La 5ª tappa prevede oltre 15km di "perfide pietre". Domani l'Amstel: "Ma non sono al top"

"Vado ad allenarmi sul pavé così faccio scuola di Tour"

Domani si torna sull'asfalto. Dopo la campagna del nord - tra muri e pavé - ecco la strade levigate e piene di "cotes" del Limburgo olandese per l'Amstel Gold Race. Vincenzo Nibali però ha appena superato il pavé della Roubaix: non è in ritardo, non è fuori tempo massimo, anzi è assolutamente in anticipo, visto che prima di correre la classica della birra è andato a provare i nove settori di pavé che contraddistingueranno la 5ª tappa del Tour de France, in programma il prossimo 9 luglio.

Vincenzo, come è andata?
«Bene, sono molto soddisfatto del lavoro svolto e francamente sono anche rinfrancato: non mi sono trovato per niente male».

Non pensi che sia però un tantino azzardato inserire una tappa così dura e particolare in una grande corsa a tappe?
«Da un lato la cosa mi stimola e mi affascina, ma è innegabile che basta un niente per mandare a malora tutto».

Otto dei 9 tratti per un totale di 15,4 chilometri erano, seppure in senso inverso, presenti domenica scorsa nella “Regina delle classiche”.
«Per me non sono stati una novità assoluta. Pur non avendo mai corso la Roubaix, a queste latitudini c'ero arrivato già con la Liquigas nel 2010. Sia ben chiaro però: un conto è fare queste strade in allenamento e un altro è percorrerli in corsa. È tutta un'altra musica».

Per l'occasione sei stato affiancato da un maestro d'eccezione, Peter Van Petegem che sul pavé ha costruito la sua fama: un successo nella Roubaix e due al Fiandre.
«Peter inizialmente mi ha lasciato fare. Sono partito a tutta stringendo il manubrio, dopo poco avevo le mani che mi dolevano e la spalle a pezzi. Lui mi ha guardato e mi ha detto: “Adesso affrontiamo il pavé… Mani sul manubrio stringendo il meno possibile, linea da percorrere il più dritto possibile. Bisogna essere al contempo forti e leggeri…”. Facile a dirsi, un po' meno a farsi. Ma mi sono trovato subito bene. Diciamo che sono stato un allievo modello».

Il tratto più difficile?
«Orchies à Beuvry-la-Foret, 1.400 metri, tosti tosti. Ma se dovesse esserci brutto tempo saranno dolori per tutti su tutti i settori».

Domani torni alle competizioni dopo sedici giorni di altura al Teide…
«Ho lavorato tanto e bene. Probabilmente all'Amstel non potrò essere al top, ma sono fiducioso per una buona Liegi tra una settimana e ancor di più al Giro di Romandia».

E dopo che cosa prevede il programma?
«Un altro periodo di scarico in altura e poi il Delfinato. Poi altra altura e Tour de France: il mio grande obiettivo stagionale».

Hai visto, fino a questo momento il ciclismo italiano ne è uscito a pezzi…
«Adesso arrivano corse che si addicono più a noi, vedrete che qualcosa di buono sapremo fare».

Ma è vero che dopo questa esperienza sulle pietre della Roubaix stai pensando di venire a correre il prossimo anno anche un classica del Nord?
«Più che alla Roubaix penso al Fiandre. È una bellissima corsa, e su quei muri penso di potermi difendere anch'io. Ci stiamo pensando sia io che Beppe (Martinelli, il tecnico dell'Astana, ndr): sarebbe una bella sfida. A me piace mettermi in gioco. Non sono un tipo che ama tirarsi indietro».

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