È vero, non sei grande. La follia di Vidal condanna Conte e l'Inter

Il Real sbanca San Siro, il cileno si fa cacciare. Ora la qualificazione è appesa a un filo sottile

È vero, non sei grande. La follia di Vidal condanna Conte e l'Inter

Solo l'aritmetica concede all'Inter una debole speranza di Champions League. Per la logica, la sconfitta col Real Madrid (0-2) vale la terza eliminazione consecutiva nei gironi, peraltro la più avara (finora 2 punti in 4 partite) e rumorosa (da finalisti di Europa League, appena 3 mesi fa). Per passare, Conte dovrà vincere martedì a Monchengladbach e poi battere lo Shakhtar in casa nel sesto turno, sperando che contemporaneamente i tedeschi perdano a Madrid, col Real a quel punto presumibilmente già qualificato. Un solo punto in 2 partite e va avanti il Borussia: all'Inter potrebbero non bastarne 6. Per l'aritmetica, si può fare. Non per quello che si è visto contro il Real Madrid, in gol dopo una manciata di minuti su rigore (solare) e padrone della notte in modo ben più netto di quanto già non dica il risultato finale. Inter in 10 per un'ora (espulso Vidal), ma è nella mezzora iniziale che il Real ha scavato il solco nella sfida.

Conte buca un'altra volta, per l'ennesima volta, l'appuntamento con l'Europa. Parte con l'Inter migliore possibile (fuori solo Brozovic), mentre a Zidane mancano tra gli altri le stelle Ramos e Benzema. È l'Inter che dovrebbe assolutamente vincere, eppure è il Real a cominciare più forte. Non gli serve nemmeno andare a mille all'ora. A Zidane basta aspettare l'errore avversario e ripartire. In 17 minuti il Real segna il rigore con Hazard, centra un palo con Lucas Vazquez, regala un'altra rete col troppo altruista Mendy, che non calcia davanti ad Handanovic. Spettacolo puro, cui l'Inter non oppone nulla. Superati nell'uno contro uno perché meno bravi, ma forse anche perché meno organizzati, i nerazzurri subiscono anche sul piano fisico. Sembrano affaticati, per non dire svogliati, che sarebbe offensivo e non credibile in un simile contesto. Martinez e Lukaku sono isolati, Vidal e Barella hanno troppo da fare in fase difensiva per poter essere supporto agli attaccanti, Gagliardini non protegge la difesa come invece gli riesce in campionato. Questione di palcoscenici: non tutti possono recitare ovunque. E Barella (ingenuo e irruente in occasione del rigore) deve mangiare ancora tanto pane duro (per dirla alla Conte) per meritarsi gli iperbolici paragoni che lo accompagnano ogni volta che gioca in Nazionale.

Vidal scrive la peggior pagina della sua fin qui pessima avventura nerazzurra: dopo 32' reclama un rigore che non c'è, protesta e viene ammonito, sfida l'arbitro a petto contro petto e prende il secondo giallo, sacrosanto. Checché ne dica Conte, l'impressione resta quello di un giocatore sbuffante e a fine corsa, molto vicino al capolinea.

Nella ripresa, tocca subito a Perisic (per Martinez) e D'Ambrosio (per Bastoni). Difesa a 4 già dall'uscita di Vidal. Hamiki, spostato più avanti, conferma il trend in discesa dell'ultimo mese. Dirà il tempo. Qui il campo dice invece del secondo gol madridista con Rodrigo, 19 anni, già in rete all'andata, e dell'accademico palleggio conclusivo di Zidane, nella vana girandola delle sostituzioni nerazzurre. L'ultima con Eriksen, che gioca 4 minuti più recupero. Forse è il caso di chiedersi se sia giusto.