Viaggio alle fondamenta del muro Azzurro: merito del recupero palla

Tre gol presi nelle ultime 19 sfide, da 965' porta inviolata. Chiellini: "Ci trasciniamo l'un l'altro"

Viaggio alle fondamenta del muro Azzurro: merito del recupero palla

Il segreto lo aveva svelato qualche giorno fa Francesco Acerbi: la prima regola è il recupero di palla nella metà campo. «Per non far respirare gli avversari, così non rischiamo di prendere gol», ha sottolineato il difensore della Lazio. Prima riserva della coppia Bonucci-Chiellini, gli «ultracentenari» a livello di presenze della truppa azzurra (e 40 presenze in due con la nazionale di Mancini, quella dei mini-blocchi ma che sembra un club). I veterani che hanno traghettato la retroguardia della Nazionale in varie ere di ct, avendo prima alle spalle un mostro sacro Gigi Buffon e ora il fortissimo Gigio Donnarumma - che lunedì riceverà a Coverciano la visita dei medici del Psg per chiudere il contratto con il club francese -, facendo poi crescere alla loro ombra talenti come l'interista Bastoni, il più giovane del reparto difensivo azzurro presente all'Europeo.

Tradizionalmente il football nostrano ha avuto nella difesa il suo punto di forza. E anche molte Nazionali azzurre ne hanno fatto un vanto nel tempo: pensiamo ad esempio all'Italia di Marcello Lippi che nel 2006 vinse il Mondiale subendo appena due reti (l'autogol di Zaccardo e il rigore di Zidane nei tempi regolamentari della finale). Mancini è andato oltre quella squadra che alzò la Coppa - quello che vorrebbe fare anche lui magari già l'11 luglio o il prossimo anno in Qatar -. Appena 14 i gol subiti in 34 gare, in pratica uno ogni due partite e mezzo. Un dato su cui pesa l'imbattibilità di 965 minuti iniziata il 14 ottobre 2020 a Bergamo, quando l'olandese Van de Beek fu l'ultimo a «bucare» la porta azzurra e che prosegue anche in questo Europeo. Siamo a pochi minuti dalla serie record di Vicini ct (981, senza incassare gol tra qualificazioni e Mondiali). E se torniamo all'ottobre 2019, solo l'armeno Babayan e il bosniaco della Roma Dzeko sono riusciti a farci gol. Il che vuol dire che nelle ultime 19 gare, l'Italia ha incassato solo tre reti. Fatta eccezione per la sfida con la Francia agli albori dell'era Mancini (la seconda gara il 1° giugno 2018), l'Italia non ha mai subìto più di un gol a partita. Nella sua gestione il tecnico ha convocato 26 difensori, trovando poi la quadra sui 9 portati agli Europei.

«C'è un'energia positiva che va oltre gli undici che scendono in campo, ci trasciniamo l'un l'altro», ammette proprio Chiellini. Il capitano salterà la sfida con il Galles per un leggero guaio muscolare alla coscia sinistra, lasciando spazio proprio ad Acerbi («sono riuscito a fermarmi prima di peggiorare la situazione», così lo juventino). La base è solida per l'impronta data da Mancini, chiunque entra nel gruppo si integra bene. Ma una difesa così ermetica non ha svilito l'attacco, capace dal 4 settembre 2020 (quando l'attività azzurra è ripresa dopo il lungo stop per la pandemia) di segnare 40 reti in 15 gare. E domani con il Galles potrebbe arrivare il 30° risultato utile di fila, come nell'epoca del grande Vittorio Pozzo, il ct più vincente della storia azzurra. «Facciamo bene a sognare», così Chiesa dal ritiro fiorentino.

Insomma, Mancini ha giocatori che in tutti i reparti sono compatibili tra loro e hanno conoscenze calcistiche simili. La storia insegna che al successo non si arriva sempre con il gruppo più forte, ma con quello più coeso...

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