Vonn al passo d'addio tra dolore e dea Shiffrin

Lindsey choc: «Può essere l'ultima mia gara...» Fuori nel superG vinto dalla nuova stella Usa

Cortina d'Ampezzo Cortina, la sua Cortina, l'ha fatta piangere. Non come in quel lontano 2004, quando si commosse al telefono raccontando al papà rimasto a casa le sue emozioni dopo il primo podio della carriera. No, nel giorno del suo addio alla pista che le ha regalato dodici delle sue ottantadue vittorie in carriera, Cortina ha fatto piangere Lindsey Vonn per il dispiacere. Fuori dal superG con errore e annesso rischio di brutta caduta, riacutizzarsi del dolore al ginocchio infortunato per l'ennesima volta a novembre e, ciliegina su una torta già indigesta, Mikaela Shiffrin che taglia il traguardo vincitrice per l'undicesima volta negli ultimi tre mesi, la cinquantaquattresima in carriera.

Ci riproverai a Garmisch? chiedono a Lindsey che affronta eroicamente le interviste del dopo gara appoggiata su un bastoncino, lenti scure sugli occhi gonfi. «Non sono sicura di andarci - risponde con la voce rotta dal pianto - non sono sicura di poter continuare, credo che nei prossimi giorni dovrò prendere una decisione difficile, credo che questa potrebbe essere stata la mia ultima gara. Mi dispiace sia finita così, perché avrei voluto arrivare al traguardo senza sbagliare, avrei voluto regalare qualcosa di diverso a questo pubblico. Non ce l'ho fatta e sono triste, ma questa delusione non cancella il passato e tutte le gioie che ho provato qui negli ultimi diciotto anni». Le parole della Vonn scuotono il parterre e il piccolo grande mondo della coppa del mondo. Dopo il saluto ufficiale che Cortina ha voluto darle tramite Sofia Goggia, che inchinandosi ai suoi piedi le ha consegnato un enorme mazzo di fiori, tutte le atlete la avvicinano per consolarla, darle una pacca sulla spalla, offrirle una buona parola.

«Ho male, non ce la faccio più» sospira l'americana senza negarsi a nessuna, nemmeno alla ragazzina che quasi non conosce, la gardenese Nicol Delago, di dodici anni più giovane. «Voglio fare una foto con lei, è una grande, non solo come atleta ma anche come persona. Mi ha fatto i complimenti per il podio in Val Gardena di un mese fa, non c'era nemmeno quel giorno eppure è venuta a cercarmi per dirmi brava». Succede spesso ai fenomeni che sentono la fine vicina, diventano più dolci, più gentili, ma Lindsey è così da anni, concentrata su se stessa, certo, ma anche disponibile nei confronti delle colleghe. L'amicizia vera è merce rara fra rivali, Lindsey in passato ha anche avuto problemi di depressione proprio perché in giro per il mondo, fra una camera d'albergo e l'altra, si sentiva sola.

Da tre anni al suo fianco, anzi sulle sue ginocchia e fra sue braccia, c'è Lucy, la cagnolina che si porta ovunque, ma la tristezza di dover forse chiudere la carriera così, senza un buon risultato da festeggiare, nemmeno Lucy potrà alleviarla. Lindsey era arrivata a Cortina convinta di poter lottare per la vittoria. Quattro giorni in pista sono però bastati a farle capire che la ruota gira e che lo sci da domani potrebbe andare avanti anche senza di lei.